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pubblicato: venerdì, 24 agosto, 2012

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Dal Blog: La democrazia che decide

Interessante riflessione di Scalfarotto:

L’articolo uscito ieri sull’edizione locale di Repubblica che spiega le vicende delle linea 4 del metrò milanese, dà al lettore uno esempio mirabile del pantano in cui si infila ogni tentativo di riformare ed innovare l’Italia. Vediamolo insieme.
Quando Milano ottiene l’Expo si impegna, prima della manifestazione, a creare la linea 4 della metropolitana: 21 stazioni per 14 chilometri e mezzo di ferrovia. Subito si capisce che non ce la si farà mai perché le gare d’appalto vengono rinviate a causa dei ricorsi delle imprese escluse, ricorsi che istantaneamente fanno lievitare le spese perché a minor tempo per i lavori corrisponderanno costi maggiori. Così il tragitto della linea 4 viene ridotto a otto fermate da completarsi entro il 2015 (San Babila-Linate, una tratta comunque significativa e interessante). Dopodiché si arriva al piano conclusivo che prevede entro l’inaugurazione dell’Expo il completamento di sole due fermate (2: probabilmente la metropolitana più breve del mondo) con consegna dell’opera alla città entro il 30 aprile 2015, giorno precedente l’inizio della manifestazione. Nel frattempo la linea 5, completata prima della linea 4, non parte per mancanza di collaudi e si temono ora anche i tagli governativi che potrebbero comprometterne il completamento.
Immagino cosa sarebbe successo se Roma avesse avuto l’onore e l’onere di organizzare le Olimpiadi del 2020. Con ogni probabilità, un casino di questo genere. Non è infatti solo una questione di amministrazioni: quella di Pisapia è sicuramente una buona amministrazione e Pierfrancesco Maran, assessore alla mobilità, sta svolgendo il suo lavoro egregiamente. È che sembra proprio che il sistema non sia in grado di consegnare un prodotto finito entro una data stabilita. I processi sono del tutto inefficienti: si creano procedure ipergarantiste che allungano i tempi senza ridurre la corruzione e il malaffare. I costi lievitano. Nessuno è responsabile alla fine per il risultato. A Londra le Olimpiadi erano nelle mani di Sebastian Coe, presidente del Comitato organizzatore. La faccia ce l’ha messa lui per i 7 anni che son passati dall’aggiudicazione dei giochi allo spegnimento del braciere olimpico. Le opere sono state consegnate con anticipo rispetto ai tempi e la Gran Bretagna ha pure fatto bene nelle gare. Coe è stato in conferenza stampa tutti i giorni, rispondendo a tutte le domande: dalla distribuzione dei biglietti, al sovraccarico della metropolitana, alle coreografie della cerimonia di apertura. Nel caso dell’Expo, chi decide? Chi ha l’ultima parola? Chi ci andrà, in conferenza stampa? Formigoni, Pisapia, Sala, Diana Bracco? Boh.
È questo nostro malinteso senso del controllo per cui alla fine nessuno è mai responsabile di nulla. L’ideale sarebbe avere sempre qualcuno che abbia i poteri per decidere e che ne risponda personalmente. Il problema è che se in Italia qualcuno propone una formula del genere è per creare mostri come quello della Protezione Civile SpA by Bertolaso, quella che aveva in mente Berlusconi. E così siamo sempre costretti a scegliere tra un sistema decisionista e corrotto o un sistema in cui nessuno decide nulla e per questo del tutto incapace di governare i processi, i costi, le scadenze (e pure la corruzione).
È per questo che secondo me ha ragione Monti quando dice che la concertazione è sbagliata. Perché le decisioni concertate non hanno nessun padre quando sono sbagliate e ne hanno troppi quando sono giuste. Io credo che la democrazia non sia soltanto quella che si manifesta nel suo esempio più fulgido all’interno delle assemblee di condominio: quella litigiosa in cui tutti hanno da dire in ogni momento su tutto e che spesso richiede i mille millesimi anche per decisioni di nessuna importanza. È democratico anche decidere insieme chi decide, lasciare poi che chi decide possa farlo (all’interno di semplici ma ferree regole stabilite rigorosamente a priori) e giudicarne infine i risultati senza che nessun alibi possa nasconderne le responsabilità. Hai avuto gli strumenti, hai avuto il tempo, in assenza di risultati apprezzabili: prego passare la mano.
All’epoca della fondazione del PD, Veltroni parlava spesso della “democrazia che decide”. È il caso di tornare a fare una riflessione molto seria anche su questo.

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