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pubblicato: sabato, 20 aprile, 2013

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Dal blog: Ma non può essere la rete a scegliere il Presidente

protesta della rete

L’elezione del dodicesimo presidente della Repubblica verrà ricordata come la prima elezione influenzata dai social. Mai come oggi infatti, il giudizio che arrivava dalla rete ha influenzato in modo perforante le indicazioni di un dato partito. Tolto il Movimento 5 Stelle, che fa della volontà del web il suo verbo, gli altri partiti cosiddetti tradizionali, Pd e Pdl, sono stati travolti dalla piazza dei social. Una piazza che ha natali digitali ma che non si discosta più di tanto dalla piazza “fisica” che presidia Montecitorio in questi giorni. Piazza che brulica di sostenitori del Pd, del popolo viola, ex girotondini, attivisti dei Cinque Stelle e di Casa Pound. Un melting pop “politico” composto da qualche centinaio di persone, capace però di influenzare e cambiare l’opinione, fino ad oggi granitica, di chi sta all’interno di un partito. E’ dalla rete che è arrivata la scomunica a Marini e a Prodi. Personalità di grande valore umano e professionale, eppure invise a quella folla digitale che ricorda più di ogni altri la folla descritta da Manzoni nei Promessi Sposi. Una folla che non è capace di scelte razionali, è capace solo di atti violenti, non prova pietà, vuole solo lo scalpo del “nemico”.

[ad]Per questo sono caduti Marini e Prodi, non per scelte partitiche ma per la paura sempre più crescente dei deputati di essere investiti dalla rabbia crescente di un popolo iroso. Anche ora mentre Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica, stanno convergendo sulla personalità di Giorgio Napolitano, molti commentatori digitali urlano la loro contrarietà. Come Dante Trazzi: “che porcata…non vogliono mollare le poltrone…ma dove sono i giovani, che fanno…dormono ? fate la rivoluzione cazzo !!!!!” o Matteo Raffo: “al peggio non c’è limite”. E sono le dichiarazioni più edulcorate. Urli e strida annebbiati e accieccati ormai da una rabbia di sistema che ha trovato gioco facile grazie anche alla crisi economica in cui siamo immersi. Inveire contro Napolitano definendolo Casta non è solo un insulto ad un presidente che ha operato ottimamente in questi 7 anni raccogliendo gli encomi da parte dei leader di tutto il mondo. E’ un insulto ad un Paese come l’Italia che di civile ormai ha ben poco.

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