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pubblicato: venerdì, 18 aprile, 2014

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Dal Blog: Perdono

Il condannato, bendato, è accompagnato verso il palco dove sarà impiccato.
Un traliccio di tubi di ferro arrugginiti montanti per l’occasione servirà da patibolo. La polizia tiene i tanti curiosi a distanza di sicurezza.
L’uomo grida, spaventato.
Le foto hanno fatto il giro del mondo, in queste ore.
Siamo in Iran e quella documentata è una delle tante esecuzioni che si compiono applicando la Sharìa. Qualche anno fa, durante un litigio, l’uomo ha ucciso a coltellate un ragazzo di vent’anni dopo un litigio. Saranno i famigliari a salire sul patibolo per dare un calcio allo sgabello che lo sostiene, lasciandolo penzolare fino a soffocare.
Occhio per occhio, dente per dente.
Brutale ma efficace.
Sazia la sete di vendetta, mette un argine alle faide, soddisfa la violenza insita nei nostri cuori.
Poi accade.
La madre, velata di nero, e il padre si avvicinano.
Tutti aspettano mentre il condannato urla parole che l’immagine non consegna.121541824-53fcf5f1-f1f5-4d03-83b5-25415e911aa5
La donna molla un ceffone all’assassino di suo figlio, poi gli toglie il cappio.
Gli salva la vita.
L’uomo viene allontanato, sconterà parecchi anni di carcere.
La madre prende il microfono e spiega alla folla il suo gesto: è la prima volta che accade.
La prima volta che il perdono prevale.
La donna scende fra la folla. Incontra un’altra donna velata che l’abbraccia.
Insieme scoppiano a piangere.
La madre della vittima.
La madre dell’omicida.
Una piange il figlio morto. L’altra il figlio perdonato.

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