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pubblicato: mercoledì, 15 novembre, 2017

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Harvey Weinstein: molestie molestatori e molestati – DAL BLOG

harvey weinstein, Kevin Spacey

Harvey Weinstein: molestie molestatori e molestati – DAL BLOG

Tutto è iniziato con le rivelazioni sul produttore cinematografico Harvey Weinstein. Dai racconti sembra che il “Sistema Weinstein” consistesse in un ricatto (o fai sesso con me o non lavori) o in una pressione psicologica forte. Qualcuno ha parlato di situazioni simili ad una vera e propria violenza sessuale. Comunque non tutte hanno ceduto. Poi è arrivato il turno di Kevin Spacey. Qui nessun ricatto, ma semplici approcci sessuali rivolti agli uomini stavolta. Se rivolti a minorenni possono interessare l’autorità giudiziaria, ma le abitudini sessuali non dovrebbero essere sottoposte al giudizio dell’opinione pubblica.

Harvey Weinstein e Spacey, destini comuni?

E invece sono bastate quelle rivelazioni per scatenare contro Spacey un’ondata di discredito che ha portato alla sua esclusione da qualunque attività professionale. Da quel momento, altre rivelazioni si sono riversate su un pubblico sempre più affamato di novità, di pettegolezzi e bramoso di potersi schierare contro qualcuno possibilmente ricco e famoso. Per i puritani dei social network una manna dal cielo: tanti possibili pervertiti e criminali contro i quali scagliarsi e ai quali far pagare un prezzo. Un grande attore Usa ha compiuto una pubblica abiura, un atto di dolore che ricorda le confessioni estorte ai tempi dello stalinismo o quelle della santa inquisizione. Aveva forse ucciso qualcuno? No, aveva tentato approcci sessuali rozzi con donne adulte, a volte addirittura senza contatto fisico.

Harvey Weinstein: situazione degenerata

A questo punto sono dilagate le testimonianze di altre donne che, a distanza di molti anni, si sono ricordate di uno sfioramento, di un palpeggiamento, di una battuta volgare. E via con le dimissioni, con le contrizioni pubbliche e persino con un suicidio. Sì, il suicidio di un politico inglese che non ha retto alla pressione psicologica di essere accusato senza potersi difendere. D’altra parte, come si fa a difendersi se una persona afferma che molti anni prima hai compiuto atti molesti nei suoi confronti e questo è sufficiente perché i media ti additino come un perverso? Il ministro delle difesa del Regno Unito si è dimesso perché accusato da una giornalista di averle posto la mano sulle ginocchia nel passato!

Harvey Weinstein: psicosi collettiva

Ormai è psicosi collettiva e chi finisce nel tritacarne delle rivelazioni non riesce a difendersi perché l’opinione pubblica scatenata vede solo il rosso dei colpevoli e si rifiuta di ragionare. Così testimonianze risibili vengono proposte con grande risalto. Emblematica l’intervista di una ex Miss Italia che parla di pseudo lezioni di recitazione in casa del regista Brizzi e poi della “fatale” richiesta: “ti andrebbe di spogliarti?”. Nessuna azione per costringerla, ma una semplice richiesta alla quale lei risponde no e se ne va. Brizzi ci ha provato ed è stato respinto. Quanti milioni di volte è capitato e capita nel mondo? Eppure tanto basta per portarla come prova del comportamento disdicevole del regista che, puntualmente, viene estromesso dalla casa di produzione cinematografica con la quale lavora.

harvey weinstein, Kevin Spacey

Harvey Weinstein: caccia alle streghe infinita

Dietro tutto questo c’è un primo livello culturale e di comunicazione pubblica. La concezione della donna come essere indifeso incapace di gestire i rapporti con l’altro sesso e di rifiutare approcci non graditi. Una donna che va difesa additando gli uomini come possibili violentatori da trattare con disprezzo senza distinguere tra stupri, molestie, approcci goffi o volgari, proposte galanti. Tutti nel calderone.
E poi c’è un secondo livello molto più sostanzioso. La caccia alle streghe serve per fare marketing. Nel mondo odierno la merce più preziosa è la visibilità e i media – il mondo del giornalismo, dello spettacolo – di questo vivono. E come si fa a rendersi visibili? Un modo ben collaudato è scoprire scandali e suscitare l’indignazione. Da anni siamo tutti immersi in una continua caccia ai colpevoli. Di cosa? Di tutto.

Harvey Weinstein: complotti e colpevoli

Qualunque problema o disfunzione diventa l’occasione per andare a caccia di complotti e colpevoli. Non concepiamo più di poter affrontare una questione senza esacerbazione e rabbia. I vari movimenti populisti di questo si alimentano. Trump negli Usa e il M5S in Italia dimostrano che non si tratta di poca cosa.
Il tema delle violenze sessuali confuse con le molestie e con gli approcci ha tutti gli elementi per diventare una caccia alle streghe molto fruttuosa perché tocca le donne, il sesso e i rapporti con gli uomini.

Il meccanismo dell’indignazione è facile da suscitare: si prendono un po’ di testimonianze di donne famose o no, ma rivolte contro uomini noti; le si fa passare per una manifestazione della soggezione nella quale le donne vengono tenute dagli uomini toccate nella loro parte più sensibile, il sesso; si gestiscono le rivelazioni come fossero clamorose scoperte. E il gioco è fatto. Ogni donna è portata ad identificarsi con le “poverine” vittime degli orchi di turno. E così tutto si confonde.

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Harvey Weinstein: solo pubblicità

Nessuno che pensi di stare abboccando ad una grande operazione commerciale ovviamente. Anzi, in tanti si sentono di condurre una nobile battaglia contro le prevaricazioni. D’altra parte, decenni di pubblicità non ci hanno insegnato niente e le immagini di cuccioli, volti di bimbi, malati o corpi di donna funzionano sempre. C’e da dubitare che tutto questo clamore porti a proposte concrete per l’emancipazione delle donne. Porterà piuttosto molta pubblicità ai siti che pubblicano le rivelazioni delle molestate e pazienza per quelli che saranno stati colpiti ingiustamente. In ogni caccia alle streghe ci sono dei danni collaterali. Chi diceva “colpirne uno per educare cento”?

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