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pubblicato: domenica, 1 gennaio, 2012

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Il 2012

Inizia il 2012. Non ricordo un anno che cominci con più pessimismo di questo.

Non nego di essere anch’io preoccupato dello scenario che si presenta. Mi preoccupa soprattutto il populismo che abbiamo attorno che approfitta del bisogno naturale che abbiamo tutti di trovare soluzioni semplici. I nuovi profeti del populismo hanno una risposta semplice ed efficace per tutto. Ad esempio, ci spiega il blog di Beppe Grillo (e ci conferma un sito di estrema destra e anche un noto quotidiano con fama di serietà): “Il debito pubblico? Perché dovremmo pagarlo? Possiamo fare come ha fatto l’Islanda che con un referendum ha rifiutato di pagarlo”. Bella idea. Peccato sia un falso. L’Islanda pagherà ovviamente il suo debito pubblico. Non pagare il debito pubblico vuol dire spazzare via tutti i risparmi di una nazione (vuol dire che chi possiede titoli di Stato o ha semplicemente i soldi in banca perde tutto). Una follia che solo un populista che non sa di che parla può pensare di mettere in atto.
Eppure il populismo sta crescendo: “Qualcosa che vedremo con più chiarezza nel 2012 e forse, nei primi mesi del 2013. Insomma, in campagna elettorale. Quella durante la quale il Cavaliere combatterà pancia a terra per tentare la quarta e più sbalorditiva vittoria con cui assicurarsi la vecchiaia, magari al Quirinale. E quel qualcosa sarà un boato di nazional-populismo estremo, una battaglia mediatica feroce contro l’Europa e soprattutto contro l’euro «voluto dalla sinistra e che ci ha reso più poveri», un richiamo animale contro le tasse e i sacrifici «imposti dallo straniero», un misto di patriottismo revanscista e di incanalamento della nuova rabbia sociale contro un nemico esterno, le cui quinte colonne saranno identificate qui con il Pd e in generale chi non starà con loro.”.
Dall’altro lato ci sarebbe da essere ottimisti perché finalmente il Paese è governato davvero. Se uno si prendesse la briga di leggere il decreto salva-Italia o il decreto milleproroghe troverebbe molte novità positive (sarebbe bello la gente pensasse di leggerlo prima di commentarlo e prima di parlarne). Gilioli (ad esempio) ne elenca alcune (l’impegno a vendere con un’asta le frequenze tv, la decisione di mettere un’imposta sui capitali scudati, la decisione di mettere un tetto più basso all’uso del contante, la scelta di mettere un tetto agli stipendi dei manager della pubblica amministrazione, l’abolizione del segreto bancario), a cui aggiungerei (sempre come esempio) la fine del controllo poliziesco sulle reti. Anche dal fronte della ricerca (nonostante i tagli assurdi e ciechi) arrivano notizie positive: è italiano il brevetto di “un nuovo sistema per sfruttare l’energia solare, un pannello capace di concentrare i raggi della nostra stella per arrivare a temperature molto più alte di quelle dei normali pannelli per la produzione di acqua calda. Però senza i complicati sistemi di cui hanno bisogno gli impianti del solare termodinamico tradizionale, quelli con i grandi specchi parabolici che seguono la posizione del sole e riflettono tutti i raggi verso un unico punto dove c’è una cisterna da portare a oltre 300 °C. Il calore assorbito dal pannello potrà poi facilmente essere trasformato in acqua calda per il riscaldamento e per lavarsi, in freddo per gli impianti di condizionamento, in energia elettrica. Meglio ancora, avrà un sistema di immagazzinamento che renderà ogni impianto completamente autonomo. Un palazzo, una villetta, una piccola impresa quando monteranno questo sistema non avranno, in teoria, nemmeno bisogno di allacciarsi alla rete elettrica e potranno davvero fare tutto da sé.”

Allora è giustificato il pessimismo o è giustificato l’ottimismo? Pessimismo e ottimismo sono due modi errati di guardare la realtà. Il bicchiere non è mezzo pieno o mezzo vuoto, il bicchiere ha una capacità doppia rispetto al liquido che può contenere. Punto. Questo è un fatto, non è bene o male. Sento spesso le persone parlare del futuro come di qualcosa di fosco e grigio. Non è l’atteggiamento giusto. Tutti coloro che vivono avvenimenti spiacevoli avrebbero voluto vivere altro. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato.

Non so se il 2012 sarà un anno peggiore o migliore degli altri che ho vissuto. So che non intendo stare a guardare gli avvenimenti che accadono senza provare a renderlo migliore. Ognuno di noi ha un raggio d’azione. Ognuno di noi può rendere un pezzo della vita di qualcuno migliore. Ognuno di noi può rendere un pezzettino di questo Paese migliore, più giusto, più pulito, più vivibile.

“Fai quello che puoi” è la risposta che mi diede una persona a cui chiedevo consiglio. Sembra una banalità, quasi una resa, ma in realtà è un programma molto impegnativo perché significa “Fai tutto quello che puoi”. Fare tutto quello che possiamo significa guardare alla realtà che ci circonda cercando di immaginare e realizzare quei cambiamenti che vorremmo vedere. E per cambiare le cose dobbiamo cambiare il modo in cui facciamo le cose. Come diceva Albert Einstein (e come ci ricorda Alfonso):

Non possiamo  pretendere che  le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi  supera sé stesso senza essere ‘superato’.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.

Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

E non parlo dei cambiamenti di facciata o di cambiamenti del tipo

quest’anno (l’anno prossimo) il nostro modo di [inserire verbo a piacere] è cambiato (cambierà) radicalmente grazie a [inserire nome di strumento 2.0 o gingillo tecnologico a piacimento, o a caso]

Parlo dei piccoli passi (a volte delle sofferte mediazioni) che portano un piccolo ma reale progresso nella vita delle persone. Parlo del cambiamento di mentalità che ci deve portare a non essere conniventi con chi ci deruba (gli evasori o i corrotti che ogni anno ci sottraggono le risorse che ci renderebbero un grande Paese). Parlo del cambiamento che ci porti ad esigere i diritti di tutti (e l’ovvio corrispondente rispetto dei doveri di ognuno). Parlo del cambiamento che ci porti a sognare ancora un futuro migliore per noi e per chi verrà dopo di noi.

Se raccoglieremo insieme questa sfida il 2012 sarà un grande anno, vissuto con passione e soddisfazione. E, alla fine, è questo che può davvero renderlo un anno felice.

 

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