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pubblicato: lunedì, 21 novembre, 2011

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Il tenero Renato

Di lo Scorfano:

L’ex ministro Renato Brunetta , tra i nostri ex governanti berlusconiani, appare senz’altro uno dei più stizziti e livorosi nei confronti del nuovo governo Monti. Le sue dichiarazioni non si contano, in queste ore: dalmeravigliosamente melodico «viva Brunetta, viva Gelmini, viva la legge di stabilità!», al fantasioso «Il governo Berlusconi è stato un dei migliori governi della storia» tanto che «Monti dovrebbe ringraziare»; dalminaccioso «li analizzeremo uno per uno [i sottosegretari] e faremo loro gli esami del sangue», allamentoso «tutta colpa di Tremonti», fino alprofeticamente sinistro «nel discorso di Monti ho trovato l’80 per cento di cose nostre e il 20 per cento di quelle che avremmo voluto fare e non siamo riusciti a fare».
Però, onestamente, io la capisco un po’ tutta questa livorosa stizza dell’ex ministro Brunetta. Perché, io credo, la Carfagna e la Gelmini non pensavano mica di essere esperte di nulla, prima di diventare ministre (o forse di qualcosa sì, ma del tutto extraministeriale, diciamo); e La Russa e altri come lui se ne fregavano della competenza e pensavano soltanto alla poltrona.
  Lui invece, l’irascibile e tenero Renatino, credeva di essere un vero guru dell’economia, un genio, uno che avrebbe vinto il Nobel, uno che la sapeva lunga, molto più lunga degli altri. Ed ecco che, improvvisamente, si trova sostituito da personaggi che mai hanno partecipato a un talk show e che tutti i giornali e le televisioni, e tutti gli opinionisti, e tutti gli abitanti del paese, quasi senza distinzioni, dichiarano essere i migliori esperti della nazione in campi analoghi a quello di Brunetta: figure di indiscusso prestigio, di grande caratura tecnica, di valore indiscutibile.
Ed ecco che il tenero Renato, inevitabilmente, ci rimane male: perché era convinto di essere lui, uno così. Uno di quelli bravi: e oggi scopre che era solo lui a pensarlo, mentre i meriti vanno tutti agli altri. E verrebbe da dirgli che, insomma, uno non può parlare tutta la vita di meritocrazia pensando sempre che i meriti siano solo i suoi. E poi gridare al complotto dei poteri forti (?) quando è lui a venire scaricato. Così son buoni tutti, si diceva quando io ero ragazzino per le strade di Savona. Se uno parla di meritocrazia, dovrebbe aver contezza, diciamo, che è assai probabile che i meriti vadano pure agli altri, i quali esistono e che sono tanti.
Però non gliela diciamo, questa cosa, a Brunetta; non oggi: un po’ perché ci fa pena e tenerezza, davvero; e un po’ perché dovremmo dirlo a troppi altri che sono come lui. E oggi non abbiamo tempo

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