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pubblicato: sabato, 24 dicembre, 2011

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La letterina a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,
quest’anno per Natale mi piacerebbe ci riportassi il gusto di costruire insieme un futuro migliore e la voglia disfuggire alla trappola del pessimismo, mi piacerebbe ci portassi una generazioni di personaggi pubblici come questi di modo che giudizi come questo suonino come un inutile cinismo e non come un’ovvia constatazione della realtà, mi piacerebbe portassi via la retorica del togliere ai padri per dare ai figli perché io ho la netta impressione che il mio futuro non sia messo in pericolo dalla pensione dei miei genitori che all’anno non prendono quanto prende in un mese il figlio di Bossi (che è più giovane di me, per dire che il ricambio generazionale mi sembra non essere proprio la soluzione a tutti i problemi). Mi piacerebbe ci portassi unasoluzione vera (come questa, ad esempio) al problema della precarietà, perché sono stanco di vedere chi è più giovane di me costretto a scegliere tra l’emigrazione e l’impossibilità di avere una famiglia e sono stanco di chiedermi se l’amico laureato col massimo dei voti troverà mai un lavoro dignitoso. Mi piacerebbe ci portassi una riforma dello stato sociale che cambi questa situazione e ci permetta di poter guardare i nostri bambini con la certezza che qualsiasi cosa accadrà loro nella loro vita nessuno dovrà ridursi a vivere di carità perché il diritto a una vita dignitosa sarà finalmente riconosciuto.
Poi ti chiederei di farmi svegliare in un Paese in cui quando leggo di un nuovo potentissimo strumento contro l’evasione fiscale non mi venga da ridere, in cui sia possibile difendere le bellezze artistiche perché non si deve pagare tutto almeno il 40% in più per arricchire trafficoni senza scrupoli, in cui non accada che la più ricca regione non trovi soldi per la cultura, in cui non si legga più di amministrazioni che vendono i loro cittadini, in cui si cominci davvero ad affrontare lo strapotere delle caste (tutte), in cui si smetta di raccontare che le liberalizzazioni uccidono le piccole attività (visto che non è vero) e in cui si capisca che la vera sfida è il new deal digitale.
Ti chiederei poi di portare un po’ più di voglia di approfondire le cose ai miei connazionali, di renderli capaci di non credere alle false informazioni per ottenere consenso “dal basso” e a tutte le balle che un esercito di professionisti diffonde per screditare chi vuole rendere il Paese migliore.
Ti chiedo anche di riportare la fame di vita ai nostri giovanissimi, perché quando leggo una storia come questa mi preoccupo, e dati come questo sono allarmanti. Non è molto ciò che ti chiedo, mi piacerebbe solo si diffondesse lo spirito che mostra il protagonista di questa storia quando dice: “Credo di potercela fare“.
Ecco, caro Babbo Natale, portaci un po’ di fiducia nel futuro in modo da credere di potercela fare, perché il problema è tutto lì, siamo tutti convinti che tanto non ce la faremo. Invece ce la faremo, sta solo a noi decidere quando inizieremo a crederci davvero (e a volerlo davvero).

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