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pubblicato: martedì, 2 novembre, 2010

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La settimana delle complesse ingenuità

Nonostante le malelingue, questa settimana rischia di essere realmente decisiva per il governo del Paese e per suoi conseguenti risvolti politici.

Le stesse malelingue che, facendosi quattro conti in Transatlantico, quello stesso 29 settembre del 2010 (compleanno di Berlusconi, Bersani e di quel genio di Angelo Alessandri) nell’epico dibattito parlamentare alla Camera faziosamente sottolineavano come, nel caso Berlusconi non fosse in grado di raggiungere l’autosufficienza dai finiani, “Bersani e Franceschini potrebbero votare a favore della fiducia al governo Berlusconi. La caduta sarebbe una tragedia!”.

Infatti lo spettro del governo tecnico oggi come oggi appare un’ipotesi molto meno remota di qualche mese fa (in cui la situazione al Senato pareva effettivamente inscalfibile per i berluscones) e i segnali di malcontento senz’altro aumentano.

Nel fine settimana ci sarà l’importante lancio di Futuro e Libertà per l’Italia a Perugia, e sarà una importante vetrina per la nuova creatura finiana che tra l’altro, sfruttando il network di Generazione Italia nato in aprile, già ha iniziato a radicarsi nel territorio con riunioni riservate (ma neanche tanto) a livello regionale.

Prima del fine settimana però ci sarà nella giornata di giovedì la direzione nazionale del Pdl. Si tratta della prima riunione dell’organismo dopo la cacciata (o fuoriuscita, a seconda dei punti di vista) dei finiani e soprattutto la prima dopo il “Che fai? Mi cacci?” che già imperversa sulle t-shirt del modaiolo rito finiano.

Il tutto in un quadro d’insieme che vede la maggioranza giocare all’allegro gioco del cerino e un’opposizione seriamente desiderosa di trovare nuove strade e nuovi sbocchi. Proprio per il “cul de sac” in cui si è infilato il Cavaliere.

Galeotte furono le bramose anticipazioni dell’imperdibile libro del dottor Vespa in cui il Cavaliere, protagonista indiscusso dei polpettoni natalizi del giornalista abruzzese, ricordava che un ingresso dell’Udc nel governo era ancora possibile.

A stretto giro Lorenzo Cesa ha ricordato come i tempi effettivamente siano sì propizi: ma per staccare la spina a questo esecutivo. Stesso copione in casa democratica, dove Bersani invita Fini a tenersi una volta per tutte questo benedetto cerino e dove Franceschini disegna governi tecnici col contributo leghista. Sempre in un quadro in cui il reale interesse del Carroccio è effettivamente il federalismo. E soprattutto la sua realizzazione.

La discussione è arrivata ad un livello di scoramento così elevato per le truppe berlusconiane che addirittura si ipotizza uno scenario del tutto inedito per la Seconda Repubblica: una sostituzione, in seno al centrodestra, del Cavaliere a cui dovrebbe subentrare Angelino Alfano o il sempiterno Gianni Letta. Il tutto in cambio di un salvacondotto che però ovviamente, secondo indiscrezioni, non sembra dare grandi garanzie al Cavaliere considerata la sentenza che la Consulta darà in merito al legittimo impedimento.

Nell’entourage del centrodestra l’assoluta mancanza d’oggettività di giudizio non porta però a non porre un tema da molti considerato: l’opportunità di certi stili di vita di Berlusconi.

Per quanto Berlusconi continui a sviare lo scandalo “Ruby” tramite la sua difesa ghediniana e le sue battute omofobe degne di un autocrate kazako, vi pongo questo tema: possibile che lo scandalo legato a Noemi Letizia, alle strane frequentazioni a Palazzo Grazioli e il caso D’Addario non abbiano insegnato niente a Berlusconi? Possibile che nel suo vocabolario non sia presente, nella sua accezione prettamente utilitaristica, il concetto di “prudenza”?

Senz’altro il caso legato alla minorenne (sic) marocchina è un caso particolare con molti risvolti perlopiù casuali. Ma in mezzo a questo fatto dai molteplici gravi aspetti (menzogna a pubblico ufficiale, abuso di potere, incoerenza politica in merito alle norme sull’immigrazione, ecc…) emerge anche una caratteristica berlusconiana inquietante che per quanto lo renda distante dalle massime della Prima Repubblica rende l’attuale Presidente del Consiglio un personaggio dall’intelligenza emotiva dubbia: sbagliare è umano, perseverare è diabolico.

Se si vuole continuare a considerare Berlusconi come un uomo dalla spiccata intelligenza (intelligenza, non capacità) e non un ingenuo c’è solo un modo di vedere il caso Ruby: Berlusconi mette alla prova il suo Paese, fa in modo che scoppi uno scandalo di gossip legato alla sua persona per poi andare avanti comunque, imporre la propria egemonia e poter affermare “avete visto? nonostante tutto sono ancora in scena”.

Se questa analisi è veritiera, e se avrà un risvolto pratico, ciò ci testimonierà come uno dei grandi rischi per il nostro futuro legati a Berlusconi non risiedono tanto nella sua persona. Ma nella stratificazione sociale e culturale prodotta negli ultimi decenni, iniziata con certa televisione commerciale negli anni ’80, proseguita col “Drive In” e che oggi ha raggiunto il proprio apogeo nei tristi anni di Berlusconi al governo. Sulla falsariga dell’individualismo sfrenato degli anni ’80, in cui sguazzarono Reagan e la Thatcher, è stato imposto un nuovo modello dell’individuo che fa del disprezzo delle più nobili virtù civiche nazionali il proprio mantra.

A questo punto la futura classe dirigente del nostro paese in un ipotetico post-Berlusconi avrà molte problemi da affrontare. Non solo il debito pubblico.

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