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pubblicato: giovedì, 28 luglio, 2011

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La tolleranza alla prova

La cosa che più di ogni altro ha colpito l’opinione pubblica dopo le stragi di Oslo è stato il fatto che il colpevole fosse un norvegese, bianco, non certo islamico, tutt’altro, un estremista anti-islamico, confusamente sostenitore di una civiltà occidentale dalle radici cristiane che trova fondamento fin dai Templari, dalla civiltà medievale, e tuttavia anti-papista, a causa del dialogo tra Chiesa e Islam, razzista verso i musulmani ma non neonazista, anzi, difensore di Israele contro gli arabi.
Insomma, un sostenitore di molte delle idee che da circa 10 anni percorrono l’Occidente dopo l’11 settembre, soprattutto, un pout-pourri in cui si scorge una consultazione vorace di internet, forum tematici, lettura di libri, disponibili del resto a tutti, in cui vi sono contenuti in fondo condivisi da centinaia di milioni di persone nel mondo occidentale. Proprio questo fatto ci deve portare ad alcune importanti considerazioni.

Non si può innanzitutto non osservare come l’ingenua sicurezza dei norvegesi sulla coesione e la mitezza del proprio popolo abbia portato a non proteggere gli edifici del potere, permettendo si parcheggiasse quasi sotto e soprattutto a non mettere una scorta di decine di poliziotti a una riunione di partito con vari politici importanti, una ex premier, i figli stessi del primo ministro. In occasioni analoghe in Italia la DIGOS non manca di certo.

Non possiamo poi cadere nel tranello di criminalizzare certe idee perchè un loro sostenitore ha pensato di affermarle tramite la violenza folle. Non si può cadere nella censura, finora non praticata, soprattutto nei Paesi nordici e anglosassone. In USA si arriva all’estremo di consentire, in nome, della libertà di espressione, di consentire un partito nazista con tanto di simboli.
L’approccio continentale europeo è ben diverso, lo sappiamo, a causa delle esperienze con i fascismi del 20esimo secolo e la scarsa cultura liberale. Abbiamo infatti la discussa legge Mancino.
Eppure anche da noi ai tempi delle BR chi contestava il sistema capitalistico senza violenza, all’interno di strutture riconosciute, primo fra tutti il PCI, non veniva associato ai terroristi rossi.

Prima o poi quasi tutte le correnti di pensiero hanno avuto tra i sostenitori qualcuno che ha pensato di propagandarle con qualche strage o attacco terroristico, ci sono stati persino ecologisti terroristi, allora sarebbero da condannare gli ambientalisti? Vi sono quelli che criticano in toto le leggi sulla flessibilità con le stesse parole delle BR che uccisero Biagi e D’Antona non sono affatto le BR. Ci sono tra i musulmani quelli che vorrebbero l’instaurazione della sharia ma non hanno mai torto un capello a nessuno e non sono di Al-Aaeda. Ci sono gli anti-abortisti, ma non hanno mai sparato a nessun medico fuori da una clinica.

La civiltà della tolleranza è quella che include posizioni radicali senza che mai passino dalla violenza delle parole a quella dei fatti, in cui non si fanno processi alle intenzioni e strumentalizzazioni di atti o parole trasformandoli in ciò che non sono e non vogliono essere.
In una società della tolleranza si discute molto, e forse discutendo si limita anche quel cancro della società moderna che è la solitudine, la solitudine profonda di Breivik, che si era isolato dal mondo, e forse era stato isolato, non aveva veramente amici, nè relazioni, non vedeva il padre da 15 anni e nulla si sa della madre, aveva una sorella a 10 mila km. Tutti particolare ignorati dagli analisti, che però possono spiegare più di altri fatti perchè dall’enunciazione di strambe teorie, deliri commisti a luoghi comuni identitari innocui, in realtà comuni a quelli pensati milioni di persone che mai imbraccerebbero un fucile, sia passato a una vita di ossessioni, divise, narcisismo isolazionista infine alla strage concepita con accuratezza, come se fosse, ed era, l’unica realtà presente nella sua vita disperata e solitaria.

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