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pubblicato: giovedì, 26 settembre, 2013

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Mamma ho perso una legge!

E’ paradossale e, ad un tempo democraticamente inquietante, la vicenda della quale, da settimane, si discute in Rete e fuori dalla Rete.

Addetti ai lavori, giuristi, avvocati, professori universitari e, ora, persino un Deputato della Repubblica costretti ad interrogarsi non già sul significato di una legge – cosa che, purtroppo, in Italia, capita con una certa frequenza – ma addirittura sulla sua esistenza.

Ma cominciamo dal principio.

SIAE, la società italiana autori ed editori ha l’abitudine di esigere da chiunque organizzi un evento nell’ambito del quale venga eseguita della musica [n.d.r. una serata in un locale, un matrimonio, una festa privata ecc] la compilazione del c.d. borderò ovvero di un report contenente le opere musicali che si sono eseguite.

La compilazione del borderò e la sua consegna a SIAE dovrebbero servire a quest’ultima a ripartire quanto incassato tra i titolari dei diritti sui diversi brani musicali eseguiti.

Il condizionale è d’obbligo perché, purtroppo, sin qui, SIAE non ha mai adottato un meccanismo di ripartizione dei diritti analitico e, quindi, non c’è alcuna corrispondenza scientifica tra i dati risultanti dal borderò e quanto percepito da ogni singolo titolare dei diritti.

Ma il punto non è questo.

Il punto è che a prescindere dalle “abitudini” e dagli “usi” di SIAE l’obbligo di compilazione del borderò discenderebbe da una vecchissima norma contenuta nel Regio Decreto del 1942 contenente le misure di esecuzione della legge sul diritto d’autore.

La disposizione in questione, ovvero l’art. 51 del Regio Decreto 18 maggio 1942, n. 1369 imponeva la compilazione del borderò da parte di chiunque dirigesse “l’esecuzione di opere musicali di qualsiasi natura”.

Oggi la SIAE usa tale norma per pretendere la compilazione del borderò anche da parte di chi non esegue opere rientranti nel repertorio da essa tutelato ed in relazione alle quali, pertanto, essa non ha alcuna legittimazione all’incasso dei relativi diritti d’autore.

SIAE_Logo

Da qui il dibattito che si è acceso – e non è la prima volta – in Rete e fuori dalla Rete: SIAE può davvero esigere la compilazione del borderò da parte di chi voglia suonare la propria musica, quella presente nel repertorio di altre collecting society  o in pubblico dominio?

Ed a che servirebbe in questi casi la compilazione del borderò?

Al dibattito online, sin qui, SIAE ha risposto con un assordante silenzio tanto che nelle scorse ore, Stefano Quintarelli, Deputato della Repubblica, ha preso carta e pennaed ha chiesto al Direttore Generale della società, Gaetano Blandini di chiarire pubblicamente la posizione dell’Ente sulla vicenda.

Ma a rendere inquietante, paradossale e preoccupante la vicenda c’è la questione di merito che divide gli addetti ai lavori e la SIAE: secondo alcuni, infatti, la norma in questione sarebbe ancora in vigore mentre secondo altri dovrebbe considerarsi implicitamente abrogata perché si tratterebbe di una norma di attuazione di una disposizione di legge ormai abrogata nel lontano 1996.

Quest’ultima tesi sembra, in realtà, quella corretta perché, in effetti, la norma in questione aveva l’unica finalità di dare attuazione ad un’altra disposizione di legge che non c’è più e che, peraltro, parlava di un diritto demaniale e, quindi, dello Stato, su tutta la musica eseguita in pubblico il che, naturalmente, giustificava – anche da un punto di vista sostanziale – la regola che oggi appare inutile ed ingiustificata.

Ma la questione è ancora un’altra.

La questione è che in Italia, nel 2013, non esiste un’Istituzione, una banca dati pubblica, un Ministero o un’Università che sia capace di rispondere in maniera univoca alla più elementare delle domande di un cittadino: questa legge è in vigore? Devo rispettarla o posso ignorarla?

Dalla Presidenza della Repubblica al Governo, passando per il Parlamento nessuno dispone di questa risposta tanto che un Parlamentare della Repubblica è costretto a chiedere un’interpretazione autentica ad una società – più privata che pubblica – come la SIAE e che giuristi, avvocati e professori universitari sono costretti a consultare – a caro prezzo – banche dati prodotte da editori privati ai quali lo Stato ha permesso di divenire i tenutari delle nostre leggi.

Tutto questo mentre normativa – il portale pubblico dell’informazione giuridica – se interrogato sulla vigenza della norma in questione, risponde che non è in grado di rispondere per leggi più vecchie del 1945 benché tali leggi esistano, siano vigenti e condizionino nel quotidiano la vita dei cittadini.

Siamo al medioevo della civiltà giuridica e della democrazia.

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