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pubblicato: venerdì, 7 marzo, 2014

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Novartis-La Roche; storia di un raggiro

Mercoledì la pronuncia dell’Antitrust che ha condannato le case farmaceutiche Novartis e La Roche al pagamento di una maxi-multa da 180 milioni di euro. Le due aziende hanno raggirato il pubblico e la classe medica dichiarando falsità sui prodotti farmaceutici in vendita al pubblico. Si volge a conclusione un’indagine della Procura di Torino iniziata nel 2012.

Com’è ormai noto, nella giornata di mercoledì 5 marzo l’Antitrust ha deciso di applicare alle case farmaceutiche di La Roche Novartis una dura sanzione pecuniaria equivalente alla non irrilevante somma di 182,5 milioni di euro complessivi, ripartiti in 92 a carico di La Roche, e 90 a carico della seconda. La motivazione alla base della multa è da ricondurre sostanzialmente all’attività di collusione tra le due società volta a raggirare illegalmente la commercializzazione dei prodotti farmaceutici destinati al pubblico, nello specifico Lucentis della Novartis, ed Avastin de La Roche. Un’inchiesta questa nata dalle indagini della Procura di Torino e del pm Raffaele Guariniello, che nel 2012, in seguito alla denuncia della Società Oftalmologica Italiana (SOI), aprì un fascicolo per truffa ai danni del Servizio Sanitario nazionale. Così si legge dalla motivazione dell’Antitrust di mercoledì:

A fronte del rischio che le applicazioni oftalmiche di Avastin, vendute a un prezzo molto meno alto, ostacolassero lo sviluppo commerciale del ben più caro Lucentis, Roche e Novartis hanno posto in essere una complessa strategia collusiva, volta a ingenerare tra i medici curanti e più in generale il pubblico timori sulla sicurezza del primo.

In pratica, come emerge chiaramente dalla lettura, La Roche (che risulta tra l’altro coinvolta ultimamente in un altro caso spinoso legato alla commercializzazione dell’antifebbrile Tamiflu, di cui ancora deve consegnare alle autorità competenti le prove documentali di test clinici effettuati, e dal quale ricava ogni anno fatturati da 14 miliardi di dollari) e Novartis si sarebbero accordate al fine di far apparire Avastin (farmaco a base di bevacizumab, molecola utilizzata solitamente per cure oncologiche, ma che studi hanno dimostrato essere idonea anche nelle terapie oftalmiche) inadatto per patologie per le quali invece è stato brevettato Lucentis, come le maculopatie, per il quale è usato come principio attivo il ranibizumab, una sostanza sicura ed efficace ma certamente molto meno economica della prima, un raggiro che sarebbe avvenuto modificando e  camuffando prove documentali. E la ragione è infatti data; se una scatola di Avastin ha un prezzo compreso tra i 15 e gli 80 euro, il Lucentis della Novartis è decisamente più caro, si potrebbe dire fuori mercato, costando più di 900 euro a scatola, e quà si cela infatti il guadagno. Come si giustifica altrimenti la differenza di prezzo, e sopratutto come si giustifica l’esclusività del suo utilizzo, quando ricerche indipendenti hanno dimostrato che l’efficacia del Lucentis nel contrasto a patologie che interessano l’occhio, come ad esempio le maculopatie, non è affatto superiore al farmaco più economico de La Roche, Aventis? Così infatti si legge ancora dalla motivazione della sanzione pecuniaria voluta dall’Antitrust:

” Tali attività sono proseguite e sono state anzi intensificate quando da una serie sempre maggiore di studi comparativi indipendenti, e pertanto non controllabili dalle imprese, è definitivamente emersa l’equivalenza dei due farmaci.”

Ci si potrà ora chiedere quale interesse abbia avuto La Roche a dequalificare i propri prodotti farmaceutici per favorire invece quelli della Novartis, sennonché la spiegazione sta nei rapporti economici e di convenienza esistenti tra l’azienda svizzera e  la Novartis, che di fatto si intrecciano indissolubilmente, rapporti che sono emersi in seguito agli accertamenti degli inquirenti: entrambi i farmaci sono sviluppati infatti dall’americana Genentech che nel 2009 fu comprata non a caso dalla svizzera La Roche. E’ evidente quindi il perchè La Roche abbia tutto l’interesse affinché i pazienti siano curati con un farmaco molto più caro rispetto ad un altro più economico di cui tra l’altro lei stessa detiene il brevetto.La Novartis, che vende invece il Lucentis, a sua volta possiede il 33% delle azioni di La Roche, quindi una parte dei profitti dell’azienda svizzera finiscono anche nelle casse di Novartis. Ecco fornita quindi la ragione del perchè le aziende abbiano interesse a spalleggiarsi, a far sorgere una sorta di cartello che ricorda politiche economiche degli anni 30′, piuttosto che competersi, così come converrebbe poi ad una società del libero mercato,( realtà che obbligherebbe secondo logica Novartis a calare, e di molto, il prezzo del suo farmaco per evidenti ragioni di concorrenza) e perchè, e più gravemente, ai pazienti siano state a lungo negate, se non nascoste, cure oftalmiche decisamente più economiche rispetto ai prezzi proibitivi che comporta una sola scatola di Lucentis.

La portata dello scandalo è tale ora da poter investire anche l’Associazione Italiana del Farmaco (AIFA), che secondo il portavoce della SOI, Matteo Piovella, ha responsabilmente e consapevolmente avallato le falsità de La Roche e Novartis circa la presunta pericolosità dell’Aventis, non facendo seguire a tali dichiarazioni opportune indagini, né verifiche su quanto dichiarato. Così è detto da Piovella, dichiarazioni queste raccolte da La Repubblica:

” La Società Oftalmologica Italiana fin dal 2007 ha dimostrato e diffuso la certificazione di equivalenza sia per sicurezza che per efficacia terapeutica dei due farmaci per la cura delle maculopatie Avastin e Lucentis. Incredibilmente AIFA ha avallato la tesi falsa sostenuta da Roche e Novartis circa la pericolosità di AvastinDi fatto da un anno le azioni si AIFA hanno bloccato l’utilizzo di Avastin in Italia che prima era utilizzato nel 90% dei casi.Oggi la sentenza di un’Autorità indipendente, perché l’Antitrust è l’Autorità italiana deputata a sanzionare la concorrenza sleale ai danni del mercato, rimette le cose a posto ed obbliga SOI a reiterare a gran voce la richiesta di un commissariamento di AIFA per ripristinare la piena legittimità di utilizzo di Avastin sul territorio nazionale così come avviene in tutto il mondo USA, Germania e Giappone inclusi. Lo dobbiamo ai 100.000 pazienti che oggi sono esclusi dalle cure a causa dell’impossibilità degli ospedali italiani a rifornirsi di Lucentis.”

Sì, perchè come giustamente osserva Matteo Piovella, sono sopratutto i pazienti, e i meno facoltosi, ad essere le prime vittime del raggiro delle case farmaceutiche, e delle eventuali mancanze delle istituzioni. Dal canto suo l’AIFA, che non ha risposto ancora ai dubbi sollevati dal portavoce della SOI, ha fatto sapere con un comunicato che” accoglie con interesse la decisione dell’Antitrust di multare Novartis e Roche sulla base dell’esistenza di un accordo su farmaci per le patologie oculari. Si tratta di una sentenza storica per tutta l’Europa e non solo, che getta luce su un problema globale che ha costretto l’EMA e tutte le Agenzie europee ad approfondire i rischi connessi all’uso off-label su larga scala di farmaci non studiati per specifiche indicazioni terapeutiche, e per i quali la farmacovigilanza si è dimostrata carente”.

Il provvedimento dell’Antitrust certifica quindi il tacito accordo stipulato da La Roche e Novartis, ma, come giustamente osservato da più parti, da solo non basta a garantire l’utenza della trasparenza che necessariamente deve competere alle aziende farmaceutiche, nè a cancellare quei limiti ancora in essere nella legge, da cui poi il raggiro ha infatti avvio. Sì, perchè secondo l’attuale ordinamento giuridico, un farmaco può essere somministrato al di fuori delle sue formali indicazioni ed applicazioni (come in questo caso Avastin, nato come farmaco oncologico) solo nel caso in cui non ne esista in commercio un altro che quelle indicazioni ce l’ha (come il Lucentis). Il principio così composto in linea teorica nasce per proteggere l’utenza da ogni abuso, ma come spesso avviene nella realtà si è rovesciato nel suo opposto, ossia è divenuto strumento per procurare un abuso anche ai danni dei servizi nazionali, costretti infatti a curare pazienti con farmaci molto più cari ed esosi aggravando in tal modo un già compremesso bilancio pubblico. Dal canto loro le aziende fanno sapere di essere innocenti e tranquille e che ricorreranno al TAR impugnando la sentenza.

http://fisiomedicine.wordpress.com/2014/03/06/novartis-la-roche-la-storia-di-un-raggiro/

 

 

 

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