Elezioni Francia: PS e Hollande travolti, rimpasto imminente

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Francia: la chiamano “Vague Bleu”, l’Onda Blu. Il Presidente francese François  Hollande e la sua maggioranza socialista replicano il flop del primo turno delle Elezioni Municipali, travolti al ballottaggio di domenica 30 marzo dall’avanzata dell’opposizione UMP (Union pour un Mouvement Populaire) di centrodestra e dalla conferma del Front National come terza forza politica dell’Esagono. I moderati raggiungono quota 49% a livello nazionale (tallonati dalla sinistra al 42), forti del successo in almeno un centinaio di  nuove città al di sopra dei 10 mila abitanti. Per i socialisti, al contrario, è notte fonda: il partito di maggioranza, che deve peraltro fare i conti con un picco d’astensionismo “ritoccato” al 38.5%, cade infatti nei bastioni di Tolosa, Saint-Etienne, Reims, Limoges (che sarà governata per la prima volta dalla destra dopo 112 anni) e Dunkerque, quando già al primo turno 29 realtà locali erano passate allo schieramento avversario. Come ulteriore smacco, il PS è costretto ad alzare bandiera bianca anche a Grenoble, dove a sorpresa è il candidato dei Verdi Eric Piolle a spuntarla (40%), così come nella pirenaica Pau, espugnata con larga maggioranza (62%) dal centrista François Bayrou, che consolida il vantaggio maturato nel primo turno.

Nel complesso, vengono ribaltati i rapporti di forza nei circa 1100 comuni oltre 9mila persone, nei quali la Gauche vantava finora un predominio corrispondente al 54,5%. Una vera e propria boccata d’ossigeno per l’UMP, travolto dagli scandali e dalle diatribe interne nelle ultime settimane. Soprattutto per l’attuale presidente Jean-François Copé, costantemente stretto tra il possibile ritorno dell’intercettato illustre Nicolas Sarkozy (sul quale, intervistato dal Corriere della Sera, aveva affermato sprezzante: “E’ tornato popolare perché non parla”) e la vecchia tentazione “chirachiana” Alain Juppé, rieletto con un plebiscito nella sua Bordeaux e fautore di un ipotetico spostamento al centro del baricentro programmatico del partito. Per il candidato all’Eliseo nel 2017, però, i giochi sono ancora apertissimi.

Una magra consolazione, per Hollande e i suoi, proviene come al solito dai centri più grandi (ad eccezione di Marsiglia, divenuta affare tutto interno alla destra tra l’UMP Gaudin, vincitore con la maggioranza assoluta, e il lepenista Ravier). Il socialista Gérard Collomb conserva Lione, mentre a Lille sarà ancora l’”elefantessa” Martine Aubry a guidare la giunta per altri sei anni. Confermate a sinistra anche Clermont Ferrand (feudo “rosso” ininterrottamente dal 1944) e Dijon, con Avignone strappata in extremis al FN. La partita più importante si giocava però all’ombra della Tour Eiffel: a Parigi, nonostante il lieve ritardo accumulato la settimana scorsa, la socialista Anne Hidalgo è la prima donna ad ottenere la poltrona di sindaco della Ville Lumière superando Nathalie Kosciusko-Morizet (UMP) con il 54,3% delle preferenze. Decisivo il voto negli arrondissements chiave (i quartieri-circoscrizioni cittadini) del 12° e 14°, favorevoli alla sinistra.

L’altro risultato di giornata delle elezioni in Francia è, manco a dirlo, quello che vede protagonista il Front National. Il soggetto populista di Marine Le Pen, già capace di conquistare una ex roccaforte di sinistra come la città di Hénin-Beaumont al primo colpo, riesce ad arrivare in doppia cifra al ballottaggio facendo propri, tra gli altri, i comuni di Béziers (Robert Ménard, ex “Reporter Sans Frontières”, diventa primo cittadino battendo l’UMP Elie Aboud), Fréjus, Beaucaire e Hayange. Battuti, al contrario, il deputato protagonista della “Manif pour Tous” Gilbert Collard nella sua Saint-Gilles, il compagno della Le Pen Louis Aliot e il responsabile comunicazione del partito Florian Philippot (sconfitti rispettivamente a Perpignan e Forbach). Per i candidati “Bleu Marine”, in lizza per la vittoria alla vigilia presso almeno quattordici municipalità, si tratta di un risultato al di sopra delle aspettative che migliora il precedente exploit elettorale del 1995, galvanizzando ulteriormente i frontisti in vista delle Europee di maggio.

Dalle parti di Rue Solférino (sede storica dei socialisti), nel frattempo, si cerca di raccogliere i cocci dopo la disfatta. Ancora una volta, come già accaduto a primo turno archiviato, è il Primo Ministro Jean-Marc Ayrault a presentarsi davanti alle telecamere per ammettere “Una sconfitta per il governo e la maggioranza. Il messaggio degli elettori è stato chiaro ed è stato perfettamente inteso. La responsabilità è collettiva, e io me ne prendo la mia parte (…) Il Presidente della Repubblica trarrà le conclusioni da questa consultazione e prenderà la decisione più giusta nell’interesse della Francia”. Parole che sembrano ineluttabilmente anticipare quel rimpasto di governo di cui si vocifera ormai da giorni, e che (stando ai sondaggi) sarebbe salutato con favore da circa due terzi della popolazione francese.

Il primo ad essere sacrificato sull’altare del disastroso mid-term transalpino potrebbe essere proprio il capo dell’esecutivo, insidiato dall’esperto Laurent Fabius (ora agli Esteri) e dal giovane rampante Manuel Valls (Interni), una sorta di “Matteo Renzi d’Oltralpe” dalla popolarità in ascesa, sulla spinta del suo impegno in materia di sicurezza e lotta al nomadismo. Con una fronda di esponenti socialisti (in particolare la corrente di “Gauche Populaire“) pronta a mettere in discussione la fiducia sul famigerato “Patto di Responsabilità” Stato-imprese (meno oneri fiscali e contributivi in cambio di più investimenti sull’occupazione) all’Assemblea Nazionale, mai come in questo momento Hollande dovrà mettere in pratica l’ex formula vincente “Le Changement, c’est maintenant”. Forse, già da questo lunedì.

Niccolò Inches (Twitter: @Niccolink)