Plus/Minus: alti e bassi della NBA

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Torna Plus/Minus, l’unica rubrica al mondo che non si sa esattamente come si debba pronunciare. Celebriamo, osanniamo e sbeffeggiamo quelli che tra una settimana potrebbero essere sull’altra faccia della luna. Che è poi il bello della lega più affascinante nel mondo della palla a spicchi.

PLUS

1) Ettore Messina. Ok, saremo anche i soliti italiani campanilisti, ma il buon Ettore ha realmente scritto una pagina di storia della NBA la scorsa settimana quando, a causa di un piccolo intervento che ha messo coach Popovich ai box, ha guidato la squadra come capo allenatore per due partite, ottenendo tra l’altro due vittorie. È il primo coach europeo a potersi fregiare di tale onore. Orgoglio italiano.

2) Kobe Bryant. Dopo essere stato sbeffeggiato a lungo sui social per per essere diventato il primatista ogni epoca per numero di tiri sbagliati, il Black Mamba diventa anche il primo giocatore nella storia ad avere più di 30.000 punti e più di 6.000 assist in carriera. I suoi Lakers continuano ad arrancare, ma lui continua a giocare come se la carta di identità non contasse. Eterno.

3) Philadelphia 76ers. Scansata la peggior partenza della storia con una “roboante” vittoria in casa di Minnesota per 85-77. Roba per stomaci forti, insomma, ma striscia di sconfitte fermata a 17. Non sarà un gran “plus”, ma altre occasioni di rimetterli in questa classifica difficilmente ce ne saranno, a occhio. Ah, nel dubbio hanno stanotte hanno ricominciato a perdere, tanto per cambiare. Vedremo dove fermeranno la serie stavolta. Auguri.

4) Jeff Teague. Il play tascabile di Atlanta sta guidando la squadra a un record di 12-6 con striscia aperta di cinque W consecutive. Per lui al momento 18 punti e 7 assist a gara, e la palla in mano nei momenti decisivi. Se Lowry è il play sulla cresta dell’onda del momento, Jeff lo segue sicuramente a ruota. Se gli infortuni non tormenteranno i falchi, potremmo vederli fare strada anche nella post season. Forse.

5) Marrese Speights. C’è anche del suo nella super partenza degli Warriors di Curry e Thompson. Due gare consecutive dove ha scritto prima 28 e poi 27, ma la perla è nel suo nome, che all’anagrafe doveva essere Maurice (che si legge come il suo), ma evidentemente con lo spelling il parente che lo ha registrato non aveva molta familiarità. Only in America.

MINUS

1) Boston Celtics. Ok che hanno vinto la partita più sentita dell’anno stanotte coi rivali di sempre dei Lakers. Ok che sono un cantiere aperto stile Salerno-Reggio Calabria. Ok che sono giovani. Ma la sinistra tendenza a dilapidare vantaggi anche importanti e perdere in volata ha portato il record ad un brutto 6-11. La stella della squadra, il play Rondo, viaggia col 30% dalla lunetta. Per uno che ha la palla in mano quando conta, non il massimo. Spergiurano che non vogliono tankare (perdere apposta per scegliere più in alto al draft NdR), ma per invertire la tendenza serve qualcosa in più del semplice Celtic Pride. Da rivedere.

2) New York Knicks. Sette sconfitte consecutive, e c’è da dire che pure un paio di gare poco fortunate gli sono capitate. Però anche per loro la tendenza a perdere i finali in volata sta diventando un pessimo vizio. È tornato Calderon, ma non è bastato. La strada sembra lunga e faticosa per riemergere dai bassifondi della Eastern Conference. Il mago Bargnani intanto continua a collezionare n.e. e a guardare la partita in elegante completo da dietro la panchina. Purtroppo.

3) Utah Jazz. Giocare a Ovest non aiuta, e fin qui ormai penso lo abbiano capito anche le retine dei canestri. La striscia di sconfitte però è arrivata a otto, e il tassametro continua a correre inesorabile. Appena cinque le vittorie in 20 gare. Attendono il salto di qualità dei loro giovani, che in prospettiva di sicuro possono fare bene, ma intanto i fan più accaniti della franchigia dello stato dei mormoni, per assaporare qualche gioia sono costretti a rispolverare le VHS con Stockton e Malone. Bene ma non benissimo.

4) Detroit Pistons. Nominati anche questa settimana, visto che dominano al momento in cui scriviamo la classifica per più sconfitte in fila con 10. In campo si è visto di tutto, dal nostro Gigi Datome (7 punti in 12 minuti) al buon (?) Spencer Dinwiddie (14 minuti di qualità conto Milwaukee) che prima di questo exploit era in borghese anche nella foto ufficiale della lega (e non è una gag). Visti di recente anche in tv, hanno confermato tutto quel che si pensava di loro. Coach Van Gundy sembra passato alla fase degli esperimenti. Ennesimo anno di ricostruzione gettato alle ortiche. O forse no, se almeno da questo gulag l’allenatore/general manager riuscirà a fare la selezione giusta delle teste da tagliare (metaforicamente, ma non per forza). Prossimo step, televoto?

5) De Marcus Cousins. Il centro di Sacramento è stato costretto suo malgrado a saltare le ultime quattro partite per un’infezione virale, che probabilmente lo terrà fuori anche per la prossima. Dire che i Kings hanno faticato senza il loro leader è oltremodo riduttivo, visto che hanno perso quattro gare consecutive e che nella notte hanno interrotto la sfilza perdente solo grazie ad un canestro sulla sirena contro Indiana, dopo un supplementare. Per andare a caccia dei play off serve il miglior De Marcus visto a inizio stagione, e non sarà facile comunque dato che a Oklahoma sono tornati i due ragazzacci terribili, Durant & Westbrook. Ma questo è materiale per la prossima puntata.