Il Quirinale: Un contraltare per Palazzo Chigi?

quirinale prodi

Il retroscena secondo cui l’ex direttore del Tg1, e attualmente senatore di Forza Italia, Augusto Minzolini abbia consigliato a Berlusconi di sostenere Romano Prodi al Quirinale è senz’altro una boutade giornalistica. O in ogni caso la classica provocazione politica dell’ex cronista de La Stampa.

Un’idea che tra l’altro dal  punto di vista parlamentare rischierebbe di acuire ancor di più i noti contrasti tra “lealisti” e “fittiani” (il primo ad esser cosciente di questo aspetto è lo stesso Renzi, che sa bene che lo spettro del franco tiratore si aggira tra San Lorenzo in Lucina e il Collegio Nazareno).

Nonostante tutto l’idea di Prodi (o comunque di un profilo alla Prodi) segnala  un punto politico centrale che Berlusconi potrebbe seriamente sfruttare: l’ideazione di un contraltare alla leadership di Matteo Renzi.

Il rapporto tra l’ex sindaco di Firenze e il potere per molti commentatori è ormai chiaro: figure di fiducia o personalità che comunque non rischiano di mettere in ombra la sua leadership. Un’idea di selezione del personale politico non del tutto inedita, ma per adesso abbastanza efficace. Una selezione che però non si potrò applicare al Quirinale, essendo il Capo dello Stato eletto da un parlamento balcanizzato e diviso tra i poli.

Insomma, Renzi difficilmente potrà mettere un renziano duro e puro sul Colle più alto: i grillini si sfilerebbero subito paventando il rischio di Presidente troppo accondiscendente, mentre la minoranza Pd (che non è tanto tale in sede di gruppi parlamentari) potrebbe rivendicare collegialità ampie e prospettive condivise.

Di conseguenza il prossimo Capo dello Stato non potrà essere un personaggio che oggi come oggi sente telefonicamente Renzi tutti i giorni, per dire.

Da qui la pulce nell’orecchio di movimentare Forza Italia per Prodi: nella migliore delle ipotesi lo bruci, nella peggiore di certo non avrai un notaio. Ma una personalità che se Renzi sgarrerà sarà pronto a fargli pagare il conto.

Poi c’è un tema più squisitamente politico, più da manuale. Quello secondo cui un Prodi di nuovo al centro della scena rileggittimerebbe anche il Cavaliere. Che tra l’altro si appresta a concludere i suoi turni ai servizi sociali di Cesano Boscone. Un’intuizione non troppo dissimile a quella che circolava nel 2013 e che vedeva Giorgio Napolitano intenzionato a nominare due nuovi senatori a vita: Prodi e Berlusconi. In nome di una pacificazione nazionale in grado di mandare in soffitta una volta per tutta la seconda Repubblica.

Con tutti i suoi scheletri nell’armadio.