Haiti: protesta o guerra civile?

Ad Haiti si protesta per l’aumento dei prezzi del carburante ma il vero obiettivo dei manifestanti è il Presidente Michel Martelly.

Sciopero

Da giorni ad Haiti è in corso una protesta contro l’aumento del prezzo del carburante da parte dei partiti di opposizione e di un sindacato dei trasportatori. Ieri manifestanti e polizia si sono affrontati a lungo, moltissimi sia i feriti che gli arrestati, dopo che i primi avevano bloccato le arterie principali della capitale Port-au-Prince. Ultimamente il governo ha ridotto il prezzo del carburante ma gli scioperanti chiedono una riduzione che sia pari ad almeno il 50% del totale. Il primo ministro Evans Paul ha dichiarato: non siamo in grado di farlo”.

Le proteste degli ultimi giorni non hanno come obiettivo solo il prezzo del carburante: diventa sempre più pressante la richiesta di dimissioni del Presidente Michel Martelly.

Guerra civile?

Il 13 gennaio il parlamento haitiano è stato sciolto dopo il fallimento di un negoziato concernente il prolungamento del mandato dei parlamentari proposto dagli Stati Uniti: il periodo aggiuntivo doveva servire al varo di una nuova legge elettorale con annessa istituzione di un comitato di controllo sulle successive elezioni. Da quel giorno il Presidente Michel Martelly, sostenuto da Usa, Brasile, Canada e Unione Europea, governa per decreto.

Haiti, il paese americano con il più basso indice di sviluppo umano, da anni soffre di una grave crisi umanitaria: nel 2004 è stato colpito dall’uragano Jeanne, nel 2010 un terremoto ha causato 220mila vittime. L’anno successivo Martelly è stato eletto presidente: subito si è dovuto scontrare con una difficilissima missione, quella di ricostruire un paese devastato.

Tuttavia, alcune forze politiche e organizzazioni per i diritti umani lo accusano di corruzione oltre che di gestire il potere in maniera spregiudicata e arrogante (ad Haiti non si tengono elezioni politiche o municipali da tre anni). Dopo l’escalation di tensione dell’ultimo mese – scrive il The Guardian – presto potrebbe scatenarsi una vera e propria “guerra civile”.