Autobiografia di Moggi, attacca nemici ed amici!

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Luciano Moggi torna a parlare, anzi, a scrivere. La sua autobiografia, scritta a quattro mani con Andrea Ligabue, si intitola “Il pallone lo porto io”. Già dal titolo, l’ex direttore sportivo della Juventus si sente in dovere di ribadire che senza di lui non si gioca.

Racconti, aneddoti, piccole curiosità che i tifosi di tutto il mondo non vedono l’ora di leggere visto che appartengono alla personale memoria di Luciano Moggi, diventato nell’immaginario collettivo, il padrone incontrastato e corrotto di dieci anni di calcio italiano. 192 pagine, 100 domande e 40 capitoli di retroscena di quel campionato che poteva ancora considerarsi il più bello del mondo, imperdibile. Il viaggio inizia dal 26 aprile del 1998, al Delle Alpi va in scena Juventus-Inter, partita molto nervosa, contatto in area fra Ronaldo e Iuliano, l’arbitro non fischia e si scatena la polemica che sarà destinata ad apparire sulle prime pagine delle testate giornalistiche per più giorni. Moggi, ora, scrive: “Lo avrei fischiato. Ma lo scandalo vero fu la reazione degli interisti. Veemente. Sconsiderata. Provai veramente disgusto” .

Luciano Moggi non risparmia certo gli avversari, con l’Inter sembra proprio avere ancora il dente avvelenato, forse causato da quel rapporto lavorativo che avrebbe dovuto esserci e che non c’è stato mai fra Moratti e Moggi. Secondo le sue stesse dichiarazioni, Moggi aveva già firmato il contratto che lo legava all’Inter, ma per colpa di un contratto segreto fra Moriero e Moratti non se ne fece assolutamente nulla. Dente ancora avvelenatissimo contro Collina per la partita del Perugia-Juventus del 2000 e l’ex dirigente juventino non manca occasione per far saettare come una sciabola la propria lingua: “Nel maggio 2000 magari rideva anche il Milan, visto che il suo avversario storico, la Juventus, aveva perduto il campionato. E magari, in cuor suo, rideva anche Collina, viste le telefonate intercettate ed emerse nel processo di Calciopoli, in cui era palese l’amicizia tra il fischietto viareggino e i dirigenti milanisti.”

Colpisce molti nemici Luciano Moggi, ma quello che fa strano leggere sono le ombre che getta ai suoi molti “amici”. Del Piero, Zidane, Ancelotti. Per ognuno ne ha una. Solo una persona, dichiara il dirigente napoletano, è sempre rimasta nel suo cuore: Corrado Ferlaino.