Il viaggiatore

viaggiatore

Più piccante, abbonda.

“Mas chili en las fajitas.”

“Esto pica mucho”- rispose il cameriere con chiaro accento messicano.

“Da igual, pone mas”.

Quella era la sua droga, in un attimo la sua bocca sarebbe andata in fiamme, un bruciore esaltato dalle bollicine di una birra molto forte e frizzante.

Stava mangiando da solo, come quasi sempre nella sua vita di girovago, sentiva che tutto prima o poi sarebbe finito ma non sapeva né come né quando, forse avrebbe voluto trovare una casa, un posto dove fermarsi, ma c’era già stato e non gli era bastato, aveva la sensazione come se lì si stesse spegnendo lentamente e avesse sentito il bisogno impellente di partire di nuovo, doveva spostarsi per sentirsi vivo.

Viaggio solo per condanna a vita” – pensò.

In tutti quei viaggi, tra alti e bassi, aveva conosciuto il lusso più sontuoso e la miseria più nera, sfiorandoli, senza mai toccarli, come un osservatore.

Dalla prima classe di un aereo di lusso ai vagoni di un treno che somigliava a un carro bestiame, con una puzza di quelle che ti restano addosso per parecchio, esattamente come il rumore sordo del treno quando passa sulle giunture binari, pochi fanno caso a quel rumore.

Tu-tum, tu-tum, come un battito cardiaco di sottofondo.

Solo i viaggiatori veri lo conoscono, solo i viaggiatori veri se lo portano dentro anche quando scendono dal treno. I viaggiatori veri, tutti gli altri sono solo turisti.

In tutti quei viaggi aveva incrociato, senza quasi farci caso, migliaia e migliaia di persone, ognuna immersa nei propri pensieri, prima che ci fossero gli smartphone, e nei loro cellulari dopo.

Quando sentiva dire che la gente non si parlava più per via dei cellulari pensava sempre di rispondergli “si vede che non hai mai preso un mezzo pubblico, idiota”.

Questa era solo una delle infinite leggende metropolitane e luoghi comuni che fiorivano tra moltitudini di pigri nullafacenti annoiati.

Lui oramai non tollerava più nessuna di esse e nessuno di loro.

I viaggiatori invece erano diversi, da qualsiasi parte venissero, in qualsiasi posto fossero diretti ognuno di loro aveva un motivo per viaggiare, un motivo legato alle loro storie personali, ma guardando nel proprio insieme tutti quegli spostamenti non sembravano avere alcun senso…

Cercò di ricordare qualcuna di quelle facce, qualcuna di quelle espressioni che lo avevano colpito, e fu assalito dai ricordi, il piccante bruciava fortissimo e la birra creava dei rigurgiti che lui non riusciva a controllare, più cercava di calmare il bruciore bevendo è più quello diventava forte, i suoi occhi iniziarono a lacrimare, ma non piangeva né per il dolore né per la solitudine, sebbene forse ne avrebbe avuto anche il motivo, e finalmente per un attimo la visione del tutto gli fu chiara.

Un solo attimo in cui tutte le immagini, tutte le voci che sembravano solo caotiche grida senza un motivo, fino ad un attimo prima, diventano una immagine ed un suono nitidi.

Un solo attimo.

Gli bastò, asciugò le lacrime mentre sentiva ancora la gola bruciare e si rese conto di aver capito due cose.

La prima era che se l’umanità era un unico corpo chi viaggiava come lui ne era il sangue.

La linfa vitale che permetteva al corpo di vivere.

La seconda invece gli aveva fatto comprendere perché odiava così tanto quelli che passavano il tempo a non fare nulla e a lamentarsi dello stato delle cose senza nemmeno comprenderle, dando la colpa ad altri per il loro fallimento. Lo avevano deciso loro fermandosi che avevano fallito, non le istituzioni, e questo faceva la differenza tra loro e chi come lui, invece, non aveva smesso di cercare semplicemente perché non si era mai arreso.

Raccolse le sue povere cose dentro un paio di buste di plastica e si incamminò di notte da solo, come sempre, questa volta a cercare una lavanderia automatica a gettone dove poter lavare i suoi panni sporchi. L’indomani si sarebbe dovuto svegliare presto per lavorare, spostandosi in un altro luogo, iniziando daccapo.