Sospetto legame tra Expo e Mose

Da quanto sta emergendo in queste ore dalle indagini e dalle rivelazioni su EXPO e MOSE, sembra sussistere un legame tra le due vicende che ricalcano quelle delle Tangentopoli di vent’anni fa.

Il legame si riscontrerebbe nell’impresa Mantovani e nell’appalto della Piastra vinto dall’Ati (il raggruppamento di imprese da questa capitanato) con un ribasso d’asta del 41,8%: sistema adottato per i lavori del MOSE, ma per l’assegnazione degli appalti per l’Expo. Stando a quanto scoperto dalla Procura di Milano, ci sarebbe stata una visita di un rappresentante della Mantovani al numero uno di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni, pochi giorni prima dell’asta, e un  “pizzino” consegnatogli, con una ingente quantità di mazzette che transitavano da Milano a Venezia.

Per questo motivo, secondo gli inquirenti, Rognoni avrebbe esercitato un “livello di pressione altissimo” su tutte le gare d’appalto. Il motivo per cui si ricorreva ad un tale ribasso d’asta, è stato spiegato dall’ex Presidente della società padovana, Piergiorgio Baita: “Prima si fa un bel ribasso e poi si recupera. Tutti cercano di alzare il prezzo sulle varianti”.


La minaccia dei ritardi era lo stratagemma utilizzato per far lievitare il prezzo. Ora, per EXPO i ritardi potrebbero costare caro, non solo economicamente, ma anche in termini di immagine, se non addirittura di impossibilità di inaugurare l’evento nel maggio 2015 con le opere pronte e terminate. Questo rischio è stato paventato in questi giorni anche dal Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni. Ma il Premier Renzi, da Shanghai, ha voluto iniettare una dose di ottimismo, criticando i “professionisti del pessimismo” e affermando che “l’Expo deve essere l’occasione per l’Italia di raccontare se stessa perché è più grande delle cose negative che vengono dette”.

Annalisa Boccalon