Indipendenza Catalogna: Carles Puigdemont è sempre un passo avanti

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Indipendenza Catalogna: Carles Puigdemont è sempre un passo avanti. Tutto ciò che aveva promesso, si è realizzato. È il Machiavelli della politica europea.

È l’uomo del momento. Il palcoscenico della politica europea ha i riflettori puntati sull’ormai ex presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont. “Allievo” di Artur Más, Puigdemont è riuscito – per ora – a mantenere le principali promesse fatte in campagna elettorale: celebrare un referendum sull’indipendenza e rispettare la volontà sancita dalle urne. Dopo aver compiuto la sua missione, con una mossa teatrale, si è auto-esiliato a Bruxelles. Puigdemont vuole internazionalizzare il conflitto e assicura che non tornerà a Barcellona fino a quando non avrà le garanzie necessarie. L’idea di una richiesta d’asilo si fa sempre più concreta.

Una mossa che lasciato basiti giornalisti, avversari politici e alleati. Tuttavia, Poche ore dopo, i più importanti esponenti del Govern (incluso il vicepresidente della Generalitat, Oriol Junqueras) venivano arrestati. Puigdemont evita il carcere e, di rimando, la giudice Lamela (responsabile del caso catalano) chiede un mandato di cattura internazionale. La tattica di lasciare preventivamente il Paese sembra dare ragione, per l’ennesima volta, a Carles Puigdemont. Ma questa è solo l’ultima azione intrapresa con spirito machiavellico dall’ex President della Generalitat.

Indipendenza Catalogna: Carles Puigdemont e il martirio garantito

Puigdemont e il Govern hanno puntato tutte le loro fiches sulla celebrazione del referendum, mantenendo il massimo riserbo sulle sue modalità fino all’ultimo istante. Dal primo proclamo di Puigdemont – di voler celebrare il referendum entro ottobre – alla votazione dell’ 1/10 sono passati tanti mesi. Mentre la Generalitat preparava il referendum attraverso un iter certosino nel Parlament catalano, la Moncloa (il governo centrale) si muoveva a piccoli passi, minacciando ma senza proporre.

Nessuna azione concreta è stata intrapresa contro Carles Puigdemont, Junqueras, Más e gli indipendentisti, fino a 10 giorni dalla celebrazione del voto (quando la Guardia Civil requisì milioni di schede elettorali). Da allora, la escalation di repressione non ha fatto altro che giovare alla figura del Presidente Puigdemont. Un leader martorizzato e che sfrutta la sua condizione di martire per acuire ulteriormente il conflitto.

Indipendenza della Catalogna, tra legalità e legittimità

Indipendenza Catalogna: legalità contro legittimità. Le posizioni

L’intero affaire del referendum catalano si è basato sulla dicotomia legalità-legittimità (già approfondita in QUESTO articolo). Da un lato, l’illegalità della consulta, sancita costituzionalmente dall’art.2 che prevede l’integrità territoriale. Dall’altra, la legittimità della richiesta democratica una buona parte del popolo catalano. Gli indipendentisti puntano forte, così, sull’anacronismo della Costituzione del ’78 e sul risultato delle ultime elezioni della Comunidad Autónoma, che hanno visto la vittoria della coalizione JuntsXelSì.

Da un lato, il partito del governo centrale, il Partido Popular, è stato appoggiato – nella sua battaglia contro gli indipendentisti – dai liberali europisti di Ciudadanos e financhè dal Partito Socialista (PSOE), posto con le spalle al muro e costretto a muoversi verso il conservatorismo. Chi, invece, si trova a difendere la legittimità del referendum – seppur non avallando la secessione – è Podemos.

Indipendenza Catalogna: Carles Puigdemont “il fuorilegge”

Proprio nell’ottica della dicotomia legalità-legittimità, sono arrivati i peggiori epiteti – seppur totalmente veri – lanciati non solo dal Partido Popular, ma anche dallo stesso Re Filippo VI. La responsabile del dialogo con Catalogna, Soraya Sáez de Santamaría, ha definito Puigdemont più e più volte come “un individuo che vive al di fuori della legalità e della legge”. Toni duri utilizzati dal monarca, assicurando che Puigdemont stesse attentando all’integrità territoriale del Paese e che ciò fosse assolutamente inaccetabile.

Attraverso la criminalizzazione perpetrata dal partito di governo e dallo stesso monarca, Puigdemont è diventato non solo un martire, ma rappresentante morale dei torti inflitti da Madrid nei confronti dei catalani (rimanendo, ovviamente, sul paino della narrativa). Criminalizzando Puigdemont e ripudiando una identità, un progetto politico, si è criminalizzata una nazionalità  (quella catalana, già riconosciuta ufficialmente dal tempo dello storico accordo tra Más e Zapatero). Così facendo, si è fomentato l’indipendentismo e il risorgimento del movimento repubblicano. Due sentimenti e identità che vanno volentieri a braccetto.

Il passo in più

Puigdemont sembra, in somma sintesi, essere sempre un passo avanti al Partido Popular di Mariano Rajoy. In questa lunga sfida, gli indipendentisti si sono attivati maggiormente per dare voce alle istanze di una parte del popolo catalano, rispettando le promesse elettorali. Mariano Rajoy Brey, dall’altro lato, non è riuscito a comprendere che la volontà di celebrare un referendum non fosse un semplice bluff per avere maggiore autonomia. Il ricorso del PP alla giustizia e la pressione sulla Fiscalìa non hanno fatto altro che aggravare il conflitto sociale e stimolare, nei catalani, il rancore verso lo Stato centrale.

Puigdemont lo sa bene e per questo continua a “stuzzicare” il governo, a provocarlo. Tanto più forte sarà la reazione di Madrid, tanto maggiore sarà il beneficio d’immagine per l’ex President della Generalitat e per il movimento indipendentista. E questo, assumendo che tanto più il governo centrale applicherà la mano dura, tanto più ne risentiranno l’economia e la società catalana. L’ex President, a costo di danneggiare economicamente la Catalogna, prosegue nella sua opera di sfiancamento della Comunidad perpetrata, però, dal governo centrale.

Indipendenza Catalogna: Carles Puigdemont ci riprova

Carles Puigdemont proseguirà la sua campagna elettorale da terra straniera – fino al 21 dicembre, data delle elezioni autonomiche fissate dal governo centrale – affermando di essere disponibile a farsi avanti come candidato di una lista unica trasversale a favore dell’indipendenza.

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