Corea del Nord, ultime notizie: attacco Usa il 25 febbraio?

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Corea del Nord, ultime notizie: attacco Usa il 25 febbraio?

L’amministrazione Trump avrebbe ormai deciso di attaccare il regime nordcoreano. Dalla Casa Bianca si vorrebbe tentare un “bloody nose strike“; un’azione militare in piena regola ma calcolata in modo da non scatenare una risposta su larga scala; abbastanza risoluta però da dissuadere Pyongyang dal proseguire con il programma nucleare. Il Segretario di Stato Rex Tillerson come quello alla Difesa Jim Mattis, anche in questo caso, hanno invitato Trump a ragionare con cautela sull’uso della forza. A spingere, invece, per un intervento il consigliere per la sicurezza del Presidente Usa H.R. McMaster. Detto ciò, “finora non abbiamo discusso di dettagli operativi o potenziali azioni militari” ha precisato il portavoce del Pentagono Ten. Col. Chris Logan alla CNN. 

Corea del Nord, ultime notizie: attacco Usa il 25 febbraio?

Alcuni analisti hanno letto la mancata nomina del Professore di Georgetown Victor Cha ad ambasciatore in Corea del Sud – lo era già per molti anche se solo in pectore – come un segnale del concretizzarsi di un’iniziativa militare americana. Di recente, Cha aveva scritto un editoriale molto critico rispetto all’ipotesi di “bloody nose strike” sul Washington Post. Oltre a mettere a rischio la vita di molti americani – gli stessi di una città di medie dimensioni come Pittsburgh o Cincinnati – un attacco preventivo potrebbe non dissuadere affatto il regime di Pyongyang dal proseguire con la sperimentazione nucleare. Al contrario, potrebbe aggravare il problema; amplificare gli sforzi messi in campo per minacciare gli Usa.

Insomma, Trump sembra voler mettere da parte in via definitiva lo strumento sanzionatorio; che poi è anche la “ricetta” di Cha. Par di capire che il Presidente Usa consideri lo scontro con Pyongyang inevitabile;  è tempo di rispolverare la teoria del “fire and fury”. In questo senso, alcuni esperti hanno notato delle assonanze tra il suo primo discorso sullo “Stato dell’Unione” e quello pronunciato da George W. Bush prima di attaccare l’Iraq. Anche in quel caso la guerra era stata presentata come una “questione di tempo”.

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