Sergio Marchionne è morto per Google, ma è un’altra bufala. FCA corre ai ripari

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Sergio Marchionne è morto per Google, ma è un’altra bufala. FCA corre ai ripari.

Tra titoli e occhielli di cattivo gusto, bufale sulla presunta morte e haters da social network la figura di Sergio Marchionne sta creando discussioni e dibattiti a non finire. Al momento Marchionne è ricoverato all’ospedale di Zurigo, in “coma irreversibile”, nonostante anche su questa notizia Fca non dà l’affidabilità al 100%. Quel che è certo è che Sergio Marchionne non è morto. Notizia da dare questa, perché ieri alcune testate online hanno titolato che l’ex ad di Fca era già passato a miglior vita. Ma le bufale proseguono su questa scia.

Sergio Marchionne è morto anche per Google

Se proviamo a scrivere Sergio Marchionne su Google, troveremo sulla colonna destra il riassunto sintetico e schematico di chi era. Ebbene, qui troviamo anche la sua data di morte: il 23 luglio 2018. Non solo: c’è anche il luogo. Maranello. Difficile da credere, ma è così.

Nella colonnina c’è poi il link alla biografia su Wikipedia. Qui, fortunatamente, c’è solo la data e il luogo di nascita. Cliccando invece sul termine “Decesso”, si viene reindirizzati alla query di Google “Sergio Marchionne decesso”. E sotto, a caratteri cubitali, e accanto alla foto di Marchionne, di nuovo data e luogo della morte. 23 luglio 2018, Maranello. Sotto le ultime news su Marchionne, correlate alla query.

Allo stesso modo, digitando “Sergio Marchionne morte”, troviamo ancora una volta le stesse informazioni sopra riportate.

Sergio Marchionne (non) è morto: la bufala sulle testate online

È di ieri una notizia del Secolo Trentino, che titola in questo modo: “Morto Sergio Marchionne. Addio al ‘manager in pullover’”. Nella meta description, ovvero nel breve riassunto della notizia sotto il titolo che appare su Google, troviamo scritto quanto segue. “Si è spento nelle ultime ore Sergio Marchionne, ex AD di FCA, gruppo aziendale comprendente i marchi Fiat, Chrysler, Jeep”. Cliccando sul titolo, si arriva su una pagina che presenta la seguente dicitura: “Ooops… Errore 404. Ci dispiace, ma la pagina che stai cercando non esiste”.

Sostanzialmente l’articolo è ancora indicizzato su Google (ma dovrebbe sparire nelle prossime ore), ma ci clicchiamo sopra scopriamo che è scomparso. Questo è successo perché Fca ha telefonato direttamente alla redazione della testata, domandando di cancellare l’articolo.

Sergio Marchionne: il titolo del Manifesto che fa discutere

E così Fiat”, titola la prima pagina del Manifesto. Che mostra un Sergio Marchionne in una posa oseremo dire simbolica. Seduto, con la testa bassa, quasi persa nei suoi pensieri, come a denotare un’espressione di rassegnazione. E le mani con le dita quasi intrecciate, poggiate sulle gambe e al tempo stesso sospese. Poi nel catenaccio si legge quanto segue. “Svolta improvvisa in Fca. Sergio Marchionne è in fin di vita. Ha tolto diritti ai lavoratori. E ha portato il gruppo dell’auto via dal Paese. Gli Agnelli convocano il CdA per la successione. Tocca al braccio destro Mike Manley”.

Una prima pagina che fa discutere e continuerà a farlo per parecchio tempo ancora. “Disgustosa” e “Avvilente” sono i termini più utilizzati da chi ha ripreso la prima pagina del quotidiano per manifestare il proprio dissenso nei confronti di quella scelta editoriale. Anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha voluto condividere il suo stato d’animo a riguardo. “Sono disgustata da questa prima pagina del Manifesto”, ha scritto sulla sua pagina Facebook. “Io stessa ho contestato molte delle scelte di FCA e del suo management, ma il rispetto per le persone, soprattutto in un momento delicato come quello che stanno vivendo Sergio Marchionne e la sua famiglia, deve venire prima di tutto. Come è umana la sinistra…”.

Malattia ai polmoni “aggrediti”: le parole di Stevens su Marchionne.

Sergio Marchionne: bufera sulle parole di Enrico Rossi

I social network, e Facebook in particolar modo, sono ormai diventate una distorsione dell’Agorà greca, laddove la polis è internet, in cui tutti hanno diritto di parola; ma a volte il filtro tra il pensiero e il modo in cui dirlo (e anche il tempo, si permetta di aggiungere) viene meno. È quanto sicuramente hanno pensato tutti coloro i quali hanno letto uno degli ultimi post di Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana.

“Marchionne versa in condizioni molto gravi”, commenta Rossi. “I giornali esaltano le sue capacità di leader e di innovatore. Ma, nel rispetto della persona, non si deve dimenticare la residenza in Svizzera per pagare meno tasse; il Progetto Italia subito negato; il baricentro aziendale che si sposta in USA; la sede legale di FCA in Olanda e quella fiscale a Londra. Infine, un certo autoritarismo in fabbrica per piegare lavoratori e sindacati; e gli occupati che sono passati dai 120.000 del 2000 ai 29.000 di oggi”. La requisitoria di Rossi nei confronti di Marchionne prosegue, pur esaltando le capacità del manager, “soprattutto per gli azionisti”.

Enrico Rossi: ecco il post diventato famoso

Tuttavia, l’ex ad di FCA non sembrava “attento alla storia e agli interessi industriali del Paese; il quale, d’altra parte, ha avuto una politica debole, priva di strategie industriali, che sostanzialmente ha lasciato fare”. Ultime parole, queste, da sottolineare; che denunciando una certa situazione, di fatto sembrano voler giustificare anche le decisioni di Marchionne.

In questo momento di dolore non si deve però dimenticare la complessità e gli errori che sono stati commessi in questi anni. E che alla fine sono stati pagati dai lavoratori e dai giovani in cerca di occupazione. Mantenere una visione critica è la condizione indispensabile per provare a fare meglio”.

Come era lecito aspettarsi, il post ha avuto una pioggia di condivisioni, commenti e reazioni. In molti hanno difeso l’operato di Marchionne in quanto CEO di un’azienda; mentre altri invitano a tenere distinto il giudizio su Marchionne persona (in fin di vita e degna dunque di rispetto anche nei confronti della sua famiglia) e Marchionne manager, rinviando al tempo più giusto le eventuali opinioni sul suo operato.

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