Resistenza italiana e azioni dei partigiani, cosa accadde nei 20 mesi

La Resistenza italiana, o guerra di Liberazione, si inquadra nel più vasto movimento di opposizione al nazifascismo sviluppato in Europa.

Resistenza italiana e azioni dei partigiani, cosa accadde nei 20 mesi
Resistenza italiana e azioni dei partigiani, cosa accadde nei 20 mesi

La Resistenza italiana, o guerra di Liberazione, tra il settembre del 1943 e l’aprile del 1945, coinvolse un numero difficilmente stimabile di persone, soprattutto giovani. Se nell’aprile 1945 si arrivarono a contare 130mila combattenti o patrioti, era molto più contenuto il numero dei componenti delle prime bande. In quei 20 mesi, i “banditi”, come li chiamavano la Repubblica Sociale Italiana e la forza di occupazione nazista, diventarono man mano partigiani e Volontari per la Libertà.

La Resistenza italiana

La Resistenza italiana si inquadra nel più vasto movimento di opposizione al nazifascismo sviluppato in Europa. Fino all’8 settembre 1943 l’Italia resta il principale alleato del Reich, e come tale, partecipa alla guerra di aggressione e all’occupazione dei territori invasi. La Resistenza italiana si sviluppa dunque solo a partire dall’estate 1943, dopo il crollo del fascismo e la stipulazione dell’armistizio con gli anglo-americani. Le forze politiche antifasciste, cioè comunisti, socialisti, democristiani, azionisti, e liberali, danno vita, già il 9 settembre 1943, al Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), che nei 20 mesi successivi è stato guida politica e militare della lotta di Liberazione.

I tedeschi, l’8 settembre, occupano gran parte del territorio nazionale e nei giorni successivi all’armistizio, disarmano e catturano circa 800.000 soldati italiani. Alcuni reparti organizzarono tentativi di Resistenza, che si concludono però tragicamente. La gran parte degli uomini, deportati nei lager, sarà protagonista della “Resistenza disarmata” dei cosiddetti internati militari italiani.

La Resistenza italiana, nel panorama dei movimenti europei di opposizione al nazifascismo, viene ad avere una caratteristica di guerra Civile, perché coinvolge direttamente i cittadini.

Azione dei partigiani

Già nei primi giorni dopo l’8 settembre 1943 si verificano diversi scontri. Sono, tuttavia, il segnale di uno stato d’animo e di una volontà che vanno diffondendosi tra la popolazione. A questa prima fase di Resistenza italiana, appartengono episodi importanti, come l’insurrezione di Matera, la difesa di Bari, le Quattro Giornate di Napoli. Di lì in avanti, il movimento della Resistenza, si distende con determinazione e ferocia, da nazisti e fascisti.

I nazifascisti si oppongono alla Resistenza italiana, scagliandosi non solo contro i combattenti, ma anche contro le popolazioni, che rappresentano un bersaglio più semplice. I responsabili di una violenza così diffusa, però, non sono solo i tedeschi, ma anche i fascisti della Repubblica Sociale Italiana, che spesso agiscono in modo autonomo. Il fascismo repubblicano è responsabile dello scatenamento di una feroce guerra civile, che è anche una delle anime della Resistenza italiana.

Superando prove durissime e nonostante sia colpito da perdite dolorose, il movimento di Resistenza italiana continua a svilupparsi. Nel marzo 1944, al Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), che opera nelle regioni settentrionali occupate dai tedeschi e ha sede a Milano, vengono attribuiti i poteri di “governo straordinario”. Diverse formazioni militari partigiane sono coordinate, nel giugno 1944, nel “Corpo Volontari della Libertà” e, nelle diverse regioni, sono istituiti comandi militari regionali, a stretto contatto con i CLN locali, e comandi zona in area di operazioni.

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Le ultime fasi

Nella primavera-estate del 1944, ampie zone del territorio settentrionale sono sottratte all’occupazione tedesca e fascista, sorgono così le “Zone Libere” e le repubbliche partigiane come quelle di Montefiorino, della Val Trebbia, della Val Ceno, della Val Taro. I governi democratici provvisori delle repubbliche non possono reggere a lungo, poiché i tedeschi scatenano nei loro confronti offensive pesantissime costringendo i partigiani ad abbandonare paesi e vallate per ripiegare sulle montagne. Qui vengono continuamente attaccati, soprattutto dall’inverno 1944-1945, quando l’avanzata alleata si arresta sulla linea Gotica.

Dopo una fase di grandi difficoltà, dovute soprattutto all’assenza del sostegno alleato, nei primi mesi del 1945 le formazioni partigiane tornano alla piena efficienza e, ormai bene armate, sono in grado di riprendere l’offensiva. Nella primavera del 1945, con lo sfondamento sulla Gotica, l’attività partigiana va sempre più intensificandosi. Il 25 aprile 1945 il CLNAI ordina l’insurrezione generale, durante la quale i partigiani affluiscono nelle città, si uniscono ai combattenti locali, e liberano il Nord Italia.

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