Il giornalismo dei commenti è il commento sul giornalismo

Il giornalismo dei commenti è il commento sul giornalismo

Lo scrittore Andrea Camilleri, di 93 anni, è finito in ospedale per un infarto.

La folla si è subito riversata nei social per dire che se l’è cercata perché fumava, altri gli hanno augurato la morte perché si era espresso contro Salvini, altri gli hanno espresso grande solidarietà, sicuramente non per ego, ma perché convinti che Camilleri, in ospedale, passi il tempo leggendo Twitter. Gli stimaticolleghi si affrettano a scandalizzarsi, riportando commenti di tizi qualsiasi come fossero grandi opinion leader.

Ecco allora il parere di Giangiacomo Cazzimiei, friggitore scelto di patatine al McDonald di Baranzate: “Camilleri muori”. Ecco l’opinione di Magica Creamy Forza Milan, ricostruttrice unghie in un centro estetico di Livorno: “Karma……..”. E ora Igor Svetlonio, professione recupero crediti: “zalve chiedo di come camomilla muore???? Possibile che salvini fa legge??^?”.

Il titolo “accade X: si scatenano gli odiatori” funziona meglio di “tizi qualsiasi seduti sulla tazza sostengono che”.

Eppure sono la stessa cosa.

Non abbiamo bisogno di sapere quanto la folla sia pessima, perché la folla è sempre la stessa, dice le stesse cose, ragiona nello stesso modo fin dall’alba dei tempi (lo so, è il mio TEDx, uscirà tra due mesi). Anzi, raccontarlo come se fosse uno scandalo è controproducente per molti motivi.

Aumenta il fenomeno per emulazione, erode la già scarsa fiducia che le persone hanno del prossimo, abbassa via via il livello di dibattito e non fa fare bella figura alle testate che ne parlano. Perché diciamoci la verità, stimatissimi colleghi, questa roba viene fatta per pigrizia. Basta selezionare con cura i commenti più gustosi, farci un collage e il pezzo è fatto.

Quello che scriviamo nei commenti in Internet non siamo noi, non è quello che diremmo dal vivo davanti a un microfono, non è neanche quello che pensiamo. Nei commenti potremmo arrivare a scannarci e giurare odio eterno a persone che conosciamo dal vivo e a cui vogliamo bene.

Nessuno ragiona o è sé stesso, nei social.
Non sono fatti con questo scopo.

È come far aprire un concerto dei Motley Crue a Cardi B e girare tra il pubblico raccogliendo commenti, per poi scrivere un articolo indignato in cui tuoniamo che il pubblico dei Motley Crue è sessista e violento.

È disonesto quando va bene, paraculo quando va male Luigi Barzini, inviato del Corriere della sera in Cina nel 1910, dopo la rivolta dei boxer, presenzia a un’esecuzione. Ma invece di raccontare quella, gira tra la folla e trascrive i commenti degli spettatori. Fanno le stesse battute miserabili, dicono le stesse atrocità gratuite che si leggono nei commenti a un video dell’ISIS. Perché sono in una folla, la cui opinione è la stessa che libera Barabba.

Siamo meglio di così.

Credo.