Quelli che credono rubare sia un diritto (tranne a loro)

Quelli che credono rubare sia un diritto (tranne a loro)

Nella cronaca nera, quando acciuffano un colpevole, messo di fronte all’evidenza dirà “ho fatto una cazzata”. Non importa la gravità del reato, la formula è sempre la stessa: madre assassinata, famiglie sterminate, vicini fucilati, stragi, prostitute seviziate: ho fatto una cazzata. Io lo dico quando sbaglio fila al semaforo, quando provo un cocktail moderno o quando apro bocca nei salotti letterari.

Perché dici che hai fatto una cazzata se hai infranto la legge?

Di certo non ti aspetti che il maresciallo risponda “vabbè, a tutti può capitare di seviziare e uccidere prostitute per 15 anni”. Il motivo è che nessuno compie azioni malvagie senza prima essersi costruito una narrativa che lo vede dalla parte del giusto. Fa parte del proprio processo evolutivo quello di assumerci la responsabilità delle nostre azioni – o non azioni. Ci viene insegnato da piccoli: azione causa reazione.

Ora, da qualche tempo esisteva un sito che permetteva di vedere (illegalmente) in streaming dei canali a pagamento a un prezzo ridicolo, tipo i 5 euro dei CD piratati che ti vendevano nel 2000. L’idea era semplice: chi l’ha fondato pagava gli abbonamenti a canali tipo Netflix, Sky, Dazn, etc. e li rimbalzava guadagnandoci comunque.

Eppure il fascino del noise VHS resta imbattuto

Faceva numeri enormi; da quanto riporta il Sole 24 ore, in Italia erano ben cinque milioni di famiglie a usarla. Ora la Guardia di Finanza ha oscurato il sito e avviato procedimenti penali che colpiranno anche gli utenti finali, con una pena che va dai 3 ai 6 mesi di reclusione e multe nell’ordine di 28,000 euro.

Come 90845 abbonamenti a ogni servizio per 464354 generazioni

La reazione di chi usufruiva di questo servizio è stupenda.

Non arriva nemmeno a dire “ho fatto una cazzata”, quello lo dici solo se ammazzi la coinquilina che non te la vuole dare. No, proprio come quando Spotify segò gli account fasulli, anche oggi nei forum gli utenti commentano indignati del fatto che innanzitutto “lo facevano tutti”, e in secondo luogo loro lo facevano “perché i prezzi erano troppo alti”. E insomma, io ho diritto di vedere la partita ma non è giusto pagare così tanto.

Diritto.
Cioè, siccome una Bugatti Atlantic costa troppo, allora ho il diritto di rubarla. Era una filosofia che mi piaceva molto, quando stavo a Mestre e avevo 16 anni.

Una diapositiva di come vedevo la tangenziale uscita Castellana durante una serata qualsiasi

Non stiamo parlando di beni di prima necessità: stiamo parlando di serie TV e partite di calcio. È strabiliante perché questo delirio viene dallo stesso popolo che quando è arrivato l’euro ha fatto la conversione per eccesso pensando di essere furbissimo e nel giro di 10 anni si è letteralmente dimezzato il potere d’acquisto; viene dal popolo che su Tripadvisor chiede la decapitazione dei titolari per uno “scandaloso coperto di 2 euro” o per il “pessimo rapporto qualità prezzo” perché scopre che un ristorante Michelin non accetta il RdC.

Però lui ha il diritto di rubare se secondo lui una cosa costa troppo.

Tutto ciò oscilla tra il disgustoso e il ridicolo, eppure togliendo l’aura di moralismo – tutti, chi più chi meno, qualcosa abbiamo rubato – in questa storia possiamo vedere l’essenza del nostro popolo. È proprio quest’ottusità ignorante, questa micragnosità, quest’ipocrisia provinciale che ci permette di sbocciare come fiori nel deserto.

Il nostro peggiore difetto è anche la nostra forza.

Sì, siamo assediati dagli honesti, e questo in Italia crea una selezione naturale ferocissima; chi riesce a sopravvivere diventa capace di prevedere ogni bassezza, percepire ogni pericolo e anticipare qualsiasi mossa. Quest’oceano di mestizia in cui nuotiamo ogni giorno ci può disgustare, forse deprimerci, di sicuro ci imbarazza; ma a me fa pensare che ci rende inamovibili, inconquistabili, indomabili, ingovernabili.

E alla fine, invincibili.
Almeno finché non arrivano i Carabinieri.