Carta d’identità per registrarsi sui social, ecco la proposta di Italia Viva

Registrazione sui social network solo presentando la propria carta d’identità: la proposta di Italia Viva fa discutere e offre spunti di riflessione.

Carta d'identità per registrarsi sui social

Registrarsi sui social network sarà possibile solo presentando una carta d’identità: si potrà utilizzare il nickname che si vuole – quella scelta sarà rispettata – ma l’iscrizione potrà avvenire solamente tramite documento identificativo. È questo lo scenario che Italia Viva vorrebbe realizzare, su proposta dell’esponente Luigi Marattin, che ha fatto suo un tweet del regista Gabriele Muccino a riguardo. L’obiettivo finale è quello di contrastare il fenomeno degli haters, del cyberbullismo e dei messaggi di odio nei confronti delle persone. Ma la proposta non piace agli esponenti del Movimento 5 Stelle, e offre diversi spunti di riflessioni anche sull’effettiva validità e finalizzazione della cosa.

Carta d’identità e registrazione sui social: è un problema culturale?

“Da una parte i fautori di un web non regolamentato, il famoso e mitologico, ma inesistente da decenni, far-web, e dall’altro quelli che il web non può essere una fogna e deve essere regolamentato”, scrive l’avvocato Guido Scorza sul Blog delle Stelle, che definisce la discussione “politicamente inutile, sterile se non dannosa“. Certamente il problema messo sotto i riflettori “esiste e va affrontato e governato”, scrive Scorza, “sebbene con la consapevolezza che si tratta di un problema culturale legato alla trasformazione della società ai tempi di internet e che quindi non esistono soluzioni istantanee e salvifiche, men che meno implementabili nella dimensione nazionale”.

La carta d’identità è sufficiente per limitare l’odio su internet?

L’idea di Italia Viva avrebbe il fine di “schedare” chi usa internet e, in particolare, i social network per insultare e offendere gravemente gli altri, tra politici, Vip e persone comuni. Ma il problema è più complesso di quello che viene presentato. Davvero è sufficiente un documento d’identità a limitare questo odioso fenomeno? La legge varrebbe peraltro solo sul territorio nazionale e ciò significa che si potrebbero utilizzare tranquillamente reti private VPN o TOR, il browser anonimo, per esprimere il proprio parere, ed è quello che già si fa in Paesi con libertà d’espressione limitata. Inoltre è noto come chi si registra a un social network e vi scrive è rintracciabile tramite indirizzo IP, anche se quest’ultimo può essere richiesto solo tramite rogatoria in caso di presenza di reati. Ovviamente l’IP può essere alterato, ma anche un documento d’identità può risultare contraffatto.

La conclusione porta a ritenere che il fenomeno dell’odio su internet sia un fatto culturale, e su quel piano debba essere combattuto, piuttosto che su quello “tecnico”. In ogni caso, la questione può risultare più complessa di quanto sembra, sebbene la proposta di Italia Viva risulta certamente utile in quanto potrebbe aprire una discussione costruttiva sul tema.

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