Multa autovelox: la Cassazione facilita l’annullamento. La recente sentenza

Multa autovelox: secondo la Cassazione, l’automobilista non deve provare il malfunzionamento dello strumento, bensì solo impugnare e sollevare dubbi

Multa autovelox: la Cassazione facilita l'annullamento. La recente sentenza
Multa autovelox: la Cassazione facilita l’annullamento. La recente sentenza

Abbiamo già parlato più volte di multa autovelox, stante l’estrema frequenza di questa tipologia di sanzioni, conseguenti alla violazione dei limiti di velocità imposti dal Codice della Strada. Ora, la Corte di Cassazione interviene con una nuova sentenza che, in qualche modo, agevola l’eventuale annullamento della multa. Vediamo perché.

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Multa autovelox: la novità giurisprudenziale

Come accennato, la novità in oggetto ha a che fare con una recente sentenza della Suprema Corte – la n. 10464 del 2020 – che, di fatto, aiuta l’automobilista ad ottenere l’annullamento della multa autovelox. Il principio enunciato dai giudici della Cassazione è di facile comprensione: in ipotesi di contestazione della multa da parte dell’automobilista, quest’ultimo non deve più dimostrare, di sua iniziativa, la mancata taratura periodica dell’autovelox (che inficia la validità della sanzione). Infatti, secondo la tesi della Suprema Corte non spetta al conducente l’onere della prova sulla inesistente affidabilità dell’autovelox (non tarato): è piuttosto il giudice che, in quanto figura neutrale, deve disporre l’accertamento della taratura. In relazione a ciò, il soggetto che ha emesso il verbale di multa dovrà altresì consegnare i certificati idonei allo svolgimento della procedura. Quanto appena detto è irrinunciabile, altrimenti la sola conseguenza sarà l’annullamento della multa autovelox.

È sufficiente evidenziare il dubbio sulla taratura

Per la Suprema Corte, l’automobilista non è quindi tenuto a predisporre le operazioni di verifica della taratura dell’autovelox: è piuttosto sufficiente che faccia emergere qualche dubbio in merito. Sarà poi il magistrato incaricato di decidere sulla contestazione della multa, a far attuare tutti i controlli sull’apparecchiatura, in modo da capire se lo strumento – alla data della multa – era davvero in regola con la revisione. Inoltre, il giudice potrà contestualmente domandare alla controparte, ovvero alle forze dell’ordine che hanno emesso il verbale di multa autovelox, di presentare tutte le prove relative alla citata taratura.

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Va altresì rimarcato che la taratura consiste in obbligo da rispettare con cadenza annuale: in caso di mancato rispetto di tale imposizione, la sola conseguenza è l’annullamento della multa autovelox.

Concludendo, appare chiaro che la Cassazione, con la sentenza citata, rende meno impegnativo il compito dell’automobilista che vuole ottenere la cancellazione della multa autovelox: su di lui non grava l’onere della prova della mancata taratura dello strumento, bensì – lo ribadiamo nuovamente – è soltanto tenuto ad impugnare il verbale e a sollevare dubbi sul corretto funzionamento dello strumento elettronico di rilevazione della velocità.

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