Intergruppo M5S Pd LeU: cosa significa e quali le conseguenze della scelta

Intergruppo M5S Pd LeU: cosa significa e quali le conseguenze della scelta

Intergruppo M5S Pd LeU: cosa significa e quali le conseguenze della scelta

Ieri, martedì 16 febbraio 2021, è stata annunciata la formazione dell’Intergruppo M5S-Pd-LeU al Senato. L’asse che sosteneva il Governo Conte bis sceglie di coordinare le proprie mosse anche nell’era Draghi: intesa elettorale da proporre anche a livello locale in vista?

Intergruppo M5S Pd LeU: la “vecchia” maggioranza si consolida

Nella giornata di ieri, martedì 16 febbraio 2021, M5S, Pd e Leu hanno annunciato la formazione di un intergruppo al Senato. In pratica, i tre partiti che sostenevano il secondo Governo Conte hanno deciso di coordinare la propria attività a Palazzo Madama attraverso un’assemblea dei tre capigruppo – Licheri (M5S), Marcucci (Pd), De Petris (LeU). Il Segretario Dem Zingaretti ha definito l’intergruppo, appunto, come “un punto di appoggio solido e credibile” da cui indirizzare le politiche del paese. Dunque, par di capire che il nuovo organo servirà a presentare al nascituro Governo Draghi una serie di proposte condivise tra i tre partiti: presto dovrebbe arrivare anche un documento in cui saranno messe nero su bianco.

Verso un’intesa elettorale in vista delle amministrative?

Secondo molti analisti, l’intergruppo M5S-Pd-Leu al Senato (non è ancora stato chiarito se ne verrà formato uno anche alla Camera) non è solo il tentativo di coordinare le mosse dei tre partiti, quindi, continuare a far “pesare” il proprio contingente parlamentare anche nell’era Draghi. Infatti, la scelta sarebbe da leggere, in breve, come un tentativo (in particolare del Pd) di creare una specie di centrosinistra 2.0 che possa essere competitivo oltre che a livello nazionale (contro un centrodestra ormai saldamente intorno al 45-50% stando ai più recenti sondaggi) anche a livello locale.

Da sottolineare, però, che i tentativi di convergenza tra Dem e 5 stelle alle regionali finora si sono rivelati fallimentari (Umbria e Liguria) mentre non risulta stretto alcun accordo elettorale per le prossime amministrative (si voterà anche in grandi città come Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna). Detto ciò, il fatto che Giuseppe Conte si sia fortemente esposto a favore della decisione, ritengono sempre gli esperti, è un ulteriore indicazione del fatto che dietro l’intergruppo ci sia una mossa di “lungo periodo”.

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