Lo ius soli riaccende i contrasti trai partiti politici: di che si tratta?

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Lo ius soli riaccende i contrasti trai partiti politici: di che si tratta?

Enrico Letta è da pochissimo nuovo segretario del PD, in sostituzione di Nicola Zingaretti, dimessosi alcuni giorni fa. Si tratta di fatto di un ritorno in ambienti ben conosciuti dall’ex Presidente del Consiglio dei Ministri. Letta ha spiegato – nel corso dell’intervento in assemblea che lo ha eletto segretario PD – che la linea del partito democratico dovrà permanere ben distinta da quella dei partiti di centro-destra. E pare insistere in questa direzione, pur con un Governo come quello Draghi, che vede al proprio interno sia ministri di centro-sinistra, che di centro-destra.

In questo scenario, non deve dunque stupire che Letta stia tentando di riportare in auge l’argomento dello ius soli, già in passato oggetto di aspri dibattiti e confronti. Per Letta occorre infatti rilanciare l’azione legislativa per cambiare le norme con cui si diventa cittadini in Italia. Vediamo più da vicino.

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Lo ius soli e il nuovo no di Salvini

Se queste sono le premesse, non deve insomma stupire il tono di Enrico Letta, sul tema dello ius soli: “Io sarei molto felice se il governo di Mario Draghi, di tutti insieme, senza polemiche, fosse quello in cui dar vita alla normativa dello ius soli“.

Analogamente, non lascia di certo sbalorditi la immediata risposta di Matteo Salvini, interpellato per un parere sulla recente iniziativa di Letta: “Se il nuovo segretario torna da Parigi e parte così, parte male“. Non solo: il leader della Lega ha anche definito ‘cavolata‘ l’idea. Ma d’altronde già si sapeva il suo orientamento sul tema: sulla stessa lunghezza d’onda peraltro si colloca il capogruppo di FI alla Camera dei Deputati, Roberto Occhiuto. Anche per il suo partito “lo ius soli sarà l’ultima delle priorità”, ha chiarito senza lasciar dubbi o spazi ad interpretazioni.

Lo ius soli fu un cavallo di battaglia del PD, nel corso della passata legislatura, poi il tema perse progressivamente di rilevanza. Ora Letta intende recuperarlo, ma c’è già chi tra i più acuti osservatori fa notare che in Parlamento detta proposta non passerà: troppe infatti sarebbero le contrapposizioni sul tema.

In che cosa consiste lo ius soli? La differenza con lo ius sanguinis

A questo punto, vediamo più nel dettaglio che cosa si deve intendere per ius soli. Di fronte abbiamo quel principio di diritto per il quale è cittadino di uno Stato semplicemente chi è nato all’interno del suo territorio. In buona sostanza, l’attribuzione della cittadinanza, quindi, è correlata al luogo di nascita. Invece nessun peso è assegnato allo status dei genitori. Anzi, proprio questa è la essenziale differenza tra ius soli e ius sanguinis, ossia il modello totalmente opposto.

Lo ius sanguinis è utilizzato in Italia in una versione illimitata, e consiste nel principio che stabilisce l’acquisizione della cittadinanza per discendenza. E’ usato in quasi tutti in paesi di Europa, Africa, Asia e Oceania, mentre ha un ruolo residuale nel continente americano.

Più nel dettaglio, in base al principio dello ius sanguinis applicato in Italia, è cittadino di uno Stato chi nasce da almeno un genitore che gode già della stessa cittadinanza. In buona sostanza, la cittadinanza, perciò, è “ereditaria”, ossia legata indissolubilmente alla discendenza. Anzi, a differenza dello ius soli, il luogo di nascita è irrilevante. 

Tuttavia, è da rimarcare che ius soli e ius sanguinis non si escludono reciprocamente. Anzi, di solito, i paesi che riconoscono la possibilità di acquisire la cittadinanza sulla base dello ius soli, dispongono anche di norme che prevedono l’acquisizione per ius sanguinis. 

Il “diritto di suolo” in Italia vale solo in via eccezionale: alcuni esempi all’estero

Nel nostro paese, già da diversi anni – come accennato – va avanti un non agevole dibattito sulla riforma della cittadinanza, soprattutto se pensiamo che oggi la penisola è meta di molte migrazioni e non più esclusivamente patria di emigrati. E’ vero che Enrico Letta ha riportato alla ribalta l’argomento in questi giorni, ma altrettanto vero è che nessun tentativo di modifica della legge sulla cittadinanza ha finora avuto successo. Per il momento in Italia continuano dunque a valere le regole di riferimento dello ius sanguinis che – com’è noto – sono ben accette dai partiti di centro-destra. Lo stesso M5S nel recente passato non ha mostrato mai forte interesse verso l’introduzione dello ius soli in Italia.

Tuttavia, non possiamo dimenticare che anche nel nostro paese vi sono casi in cui vale lo ius soli. Detti casi hanno però carattere di eccezionalità e un raggio d’azione assai limitato. In sintesi, ci riferiamo infatti ai:

Se il dibattito sullo ius soli appare in salita, è però anche vero che in Europa non sono pochissimi i paesi che hanno deciso di adottare le regole dello ius soli, insieme a quello dello ius sanguinis, in un delicato equilibrio.

Per esempio, in Germania, oltre a chi nasce da genitori tedeschi, ha la cittadinanza altresì chi è figlio di stranieri, se almeno uno dei due ha la residenza nel paese da almeno 8 anni e ha un permesso di soggiorno a tempo indeterminato da almeno 3 anni. Anche la GB utilizza uno ius soli ‘temperato’ – detto anche ‘ius culturae’ – come in Germania. In particolare, la sola condizione per attribuire la cittadinanza ai figli degli stranieri è che almeno uno dei genitori abbia un permesso di soggiorno a tempo indeterminato. In Spagna, ai nati sul territorio nazionale da genitori di altro paese è attribuita la cittadinanza su domanda, dopo un anno di residenza.

Concludendo, appare ineludibile il fatto che il dibattito sullo ius soli conservi alcune difficoltà intrinseche e forse insuperabili. C’è chi ha fatto notare che probabilmente, in questo assai particolare momento storico, riportare sul tavolo il tema dello ius soli non sia una scelta molto azzeccata. In ogni caso, staremo a vedere, per capire se davvero l’argomento è destinato ad avere un futuro, nel breve-medio termine.

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