Voto estero Politiche: cosa deve fare chi non si troverà in Italia?

Voto estero Politiche: cosa deve fare chi non si troverà in Italia?

Voto estero Politiche: cosa deve fare chi non si troverà in Italia il 25 settembre

Voto estero: le prossime Politiche si terranno il 25 settembre 2022, chiaramente anche gli italiani che hanno la residenza in un altro paese potranno esprimere la propria preferenza. Tuttavia, il diritto a votare sarà garantito anche coloro che si trovano temporaneamente all’estero. Non esiste una normativa, invece, per chi sarà soltanto “fuorisede”.

Voto estero: come voterà chi è residente in un altro paese?

Voto estero: il prossimo 25 settembre si terranno le Politiche. Le urne apriranno anche per gli italiani aventi diritto di voto che però risiedono al di fuori del territorio nazionale: infatti, tutti i cittadini iscritti all’Aire, appunto l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, nel giro di qualche settimana riceveranno presso il proprio indirizzo di residenza il plico con le schede elettorali. D’altra parte, anche gli italiani aventi diritto di voto che si trovano solo temporaneamente all’estero, quindi non sono stabilmente residenti in un altro paese, potranno partecipare alla tornata.

L’iter che deve essere seguito in questo caso è diverso da quello dei residenti all’estero: in sostanza, bisognerà compilare un apposito modulo disponibile sul sito del Ministero dell’Interno entro e non oltre il 24 agosto. Inviando il modulo al proprio comune di residenza entro la suddetta data (anche via mail ma sempre allegando fotocopia del documento di identità) si manifesta la propria volontà di votare pur trovandosi all’estero nel periodo (durata minima pari a 3 mesi) in cui cade la data delle elezioni, quindi, si indica l’indirizzo presso cui su vuole ricevere il plico con le schede elettorali.

Ancora niente da fare per il voto “fuorisede”

Voto estero: ancora niente da fare, invece, per i “fuorisede”, cioè per quegli italiani che hanno la residenza sul territorio nazionale ma in un luogo diverso da quello in cui abitano. Neanche l’ultimo Parlamento, infatti, è riuscito a introdurre una norma che permetta di votare anche senza dover tornare per forza nel proprio comune di residenza: eppure sono state depositate ben 5 proposte di legge nel tentativo di disciplinare la materia dal 2019 ad oggi (un testo unico sarebbe stato discusso a fine luglio ma la caduta del governo Draghi ne ha bloccato la calendarizzazione).

La questione, d’altra parte, è più complicata di quanto si possa pensare per via del dettato costituzionale (e, in particolare, dell’articolo 48 che caratterizza il voto come “personale ed eguale, libero e segreto). Detto ciò, solo Italia, Malta e Cipro, tra i paesi europei, non si sono dotati di uno strumento simile: eppure la questione non può essere considerata di poco conto considerando che, secondo recenti stime diffuse dalla Presidenza del Consiglio, almeno 2 milioni di italiani vivono a circa due ore di distanza dalla propria residenza e che siano poco meno di 5 milioni quelli che vivono in un luogo diverso da quello di residenza (si parla di più o meno il 10% dell’elettorato).

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