Di Pietro lascia l’Idv: “E’ come un figlio, ma bisogna cambiare”

“E’ il momento di cambiare”. Traspare una certa commozione e malinconia nella voce di Antonio Di Pietro che ieri mattina verso le 6- “essendo in centro la sede del partito, il camion non può entrare dopo le sette”- ha portato via gli ultimi scatoloni rimasti da via Santa Maria in Via. L’Idv, dice al fattoquotidiano.it, “è come un figlio, non posso parlarne male, ma ora è il momento di cambiare, di cercare nuovi stimoli, di sapere quello che farò domani non quello che ho fatto ieri”. Ma, assicura Di Pietro, “non lascio la politica”.

Il fondatore dell’Italia dei Valori (1998), oggi guidato da Ignazio Messina, è stato certamente una delle figure più importanti della seconda Repubblica. Sia dal punto di vista giudiziario che politico. Sarà proprio questo pm molisano la punta di diamante del pool di Mani Pulite guidato da Francesco Saverio Borrelli che, a partire dal 17 febbraio 1992 (arresto di Mario Chiesa), contribuirà a sgretolare quel sistema di tangenti su cui si reggevano tutti i partiti della Prima Repubblica. Le inchieste giudiziarie a suo carico (sempre assolto o archiviato) lo porteranno a dismettere la toga il 6 dicembre del 1994. Inizierà così una lunga carriera politica: ministro dei Lavori Pubblici nel primo governo Prodi, senatore dell’Ulivo, parlamentare europeo, ministro delle Infrastrutture nel Prodi II. Fino alla presa di distanza dal partito del 3 ottobre 2014, poco prima del raduno di piazza San Sepolcro che incoronerà il nuovo segretario Messina.

Lui lascia il partito, ma l’opinione rimane: “Non posso rassegnarmi alla politica del compromesso che sta dominando la politica italiana”. Infatti, dice sempre al Fatto, “il governo Renzi sta facendo pressappoco quello che faceva Berlusconi”. Poi arrivano anche i programmi per il futuro: “voglio tornare a fare politica con lo spirito iniziale” e da subito con “un comitato per il no sul ddl costituzionale (la riforma del Senato,ndr)”. La conclusione non può, da un passionale come lui, che essere filosofica. Quasi esistenziale. “Nella mia vita ho cambiato diverse volte. Ho fatto l’emigrante, ho lavorato al ministero della Difesa, ho fatto il magistrato, il ministro, il parlamentare, l’europarlamentare. Ogni volta lo vivo non come un rammarico che non c’è ma come una nuova alba di un giorno che sta per arrivare”.

 

Giacomo Salvini