Di Pietro: “Salvini? Personaggio che fa tendenza”

Antonio Di Pietro, M5S, Roma

A tutto campo e senza troppi peli sulla lingua, come sua abitudine. Ai microfoni di Radio Cusano Campus, un palcoscenico certamente ridimensionato rispetto agli studi televisivi e ai salotti della politica che calcava fino a non più di due anni fa, Antonio Di Pietro torna a parlare di politica e si fa di nuovo il mattatore.

Matteo Salvini viene derubricato a “personaggio che fa tendenza”, alla stregua di Brigitte Bardot, e sul cui carro cercano di salire “personaggi in cerca d’autore”.

Più serio l’approccio alla questione di Mafia Capitale. Per Di Pietro è “assurdo” che il consiglio comunale di Roma non sia stato sciolto poiché lo scioglimento avrebbe una funzione preventiva e risponderebbe piuttosto a ragioni politiche che hanno motivo di esistere a prescindere dall’iter giudiziario. La ratio dello scioglimento del consiglio comunale sarebbe proprio quella di “salvaguardare un territorio da infiltrazioni mafiose e criminali”.

Una presa in giro per i cittadini” sarebbe, invece, la scelta di affiancare al sindaco Ignazio Marino la figura del prefetto Franco Gabrielli come “badante”. Una decisione che secondo Di Pietro offende il sindaco stesso. Insomma, per Di Pietro la questione dirimente sarebbe quella di stabilire se l’amministrazione comunale abbia o meno la capacità di agire viste le condizioni ambientali. “I fatti hanno dimostrato di no”, la chiusura dell’ex pm.

La piaga della politica italiana per l’ex leader dell’Italia dei Valori è l’esistenza del voto “pilotato, comprato, venduto, ricattato”, una condizione che non si verificherebbe se l’elettore italiano comprendesse che nel segreto dell’urna è completamente indipendente.

E in tema di elezioni, Di Pietro torna anche sulla sua autocandidatura a sindaco di Milano per le amministrative della prossima primavera, tramontata perché realtà come le grandi città “hanno bisogno non dell’uomo solo al comando” ma di squadre, persone competenti, sinergie. La sua candidatura, invece, non ha trovato l’appoggio in primis del PD e in secundis del Movimento 5 Stelle, nonostante un personale gradimento di Beppe Grillo.

Ma poi aggiunge che “ogni cosa ha il suo tempo” e che ad una certa età è il caso di passare la mano, “avere l’umiltà e la responsabilità di capire che non può girare il mondo intorno a te”, caratteristiche che mancherebbero a Berlusconi che coverebbe ancora velleità da premier.

Nel finale dell’intervista un riconoscimento al lavoro del Movimento 5 Stelle, che negli anni ha assunto la veste di raccoglitore della rabbia dei cittadini evitando che questa si manifestasse distruttivamente nelle piazze. Un movimento, quello di Grillo, che all’interno, come l’Italia dei Valori all’epoca, ha “tante belle realtà nuove”, ma che non è rimasto immune agli arrivisti.

La selezione della classe dirigente “non è una cosa semplice”, chiosa Di Pietro, e in questo senso la Prima Repubblica ha prodotto “grandi personaggi”. Una frase che sa di rimpianti e che, pronunciata dall’uomo che più di altri ha impersonato la transizione tra Prima e Seconda Repubblica nel ciclone di Tangentopoli, fa un certo effetto.

 

Francesco Angelone