Elezioni Roma, un decalogo per i candidati M5S

m5s, roma, grillo, bandiera col simbolo del movimento 5 stelle e sullo sfondo il colosseo

Nuove polemiche si abbattono sulla Capitale: dopo il “gran rifiuto” di Guido Bertolaso e gli attacchi di Stefano Fassina al Partito Democratico, a far discutere è un decalogo sottoposto dal Movimento Cinque Stelle ai suoi candidati.

Decalogo candidati M5S, 150 mila euro di multa per i dissidenti

Il tutto è partito da un articolo di Jacopo Jacoboni, pubblicato sulla Stampa, secondo il quale con il codice di comportamento – diffuso anche dal Fatto Quotidiano – “Gianroberto Casaleggio commissaria il M5S Roma”.

Nel pezzo si citano alcuni punti nei quali, secondo il quotidiano torinese, il Movimento avrebbe l’ultima parola sull’attività amministrativa dei suoi rappresentanti al Campidoglio. Come nel caso del punto 2b), che riguarda gli “atti di alta amministrazione e le questioni giuridiche complesse“: il codice dispone che essi “verranno preventivamente sottoposte a parere tecnico-legale a cura dello staff coordinato dai garanti del Movimento 5 Stelle, al fine di garantire che l’azione amministrativa degli eletti M5S avvenga nel rispetto di prassi amministrative omogenee ed efficienti, ispirate al principio di legalità, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa”.

Oppure nell’ambito della comunicazione: al punto 4b) si prevede che lo staff “sarà definito da Grillo e Casaleggio in termini di organizzazione, strumenti, scelta dei membri; dovranno coordinarsi col Gruppo comunicazione al Parlamento”, mentre per quel che scelta dei collaboratori – punto 7b) – in chiave anticlientelare e antifamilistica ” le proposte di nomina dei collaboratori dovranno preventivamente esser approvate dallo staff coordinato dai garanti del M5S”.

Quindi, anche l’inadempienza ai principi del codice: il punto 9b) stabilisce che essa può essere definita “con decisione assunta da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S con consultazione online”, mentre al punto 10 si fissa la sanzione di 150.000 euro per danno d’immagine al movimento. Importo che dovrebbe essere versato nei confronti di un ente benefico, non appena il candidato abbia ricevuto “la formale contestazione a cura dello staff coordinato da Beppe Grillo e Gian Roberto Casaleggio”.

“Persino l’eventuale sindaco non è immune da tali sanzioni”, scrive Jacoboni, che aggiunge: “Immaginate una situazione del genere in una città come Roma e avrete dinnanzi lo spettro del caos”.

La difesa del Movimento: “A Roma serve il pugno duro”

 

Il Movimento Cinque Stelle fa una serrata difesa del codice: il parlamentare Alessandro Di Battista, in una conferenza a Montecitorio, ha sostenuto, infatti, che “il M5S per Roma intende portare avanti il pugno duro a partire dal suo interno”, aggiungendo che “per fare pulizia a Roma bisogna essere duri”.

Dal blog, invece, arrivano due precisazioni. La prima riguarda l’applicabilità delle sanzioni: “è legato al non rispetto delle regole liberamente firmate prima delle elezioni e non a un generico dissenso”. La seconda, invece, sulla somiglianza di queste regole a quelle già adottate in altre tornate: “sono pressappoco identici a quelli già inseriti nei precedenti codici di comportamento studiati in occasione delle elezioni politiche 2013 e delle europee 2014”.

Da Pd e Forza Italia critiche per il decalogo

Le critiche per il codice non si sono fatte attendere. Il vicesegretario dem, Lorenzo Guerini, parla della necessità di una nuova legge che disciplini i partiti, mentre il deputato Emiliano Minnucci ha affermato che “votare M5S a Roma sarà come votare delle belle statuine”.

Duro affondo anche dal forzista Maurizio Gasparri, che ha parlato di “regolamento-capestro”: “altro che libertà di espressione, altro che la democrazia che dal basso arriva nelle istituzioni”.