Sondaggi politici, gli italiani e il lavoro: sì alla flessibilità, ma non troppa

sondaggi politici lavoro flessibilità

Sondaggi politici, gli italiani e il lavoro: sì alla flessibilità, ma non troppa. E conta anche il clima nelle aziende

L’innovazione tecnologica e l’evoluzione dei consumi e della società hanno cambiato il mondo del lavoro e le aziende, ma alla base della crescita resta importante la presenza di un buon clima all’interno delle imprese. A rivelarlo è l’ultimo studio condotto da SWG sul mondo del lavoro e la sua identità, che analizza sia l’evoluzione del modello aziendale che l’impatto sulla percezione dei lavoratori del lavoro e di tutto ciò che è ad esso correlato.

Per quanto riguarda innanzitutto il concetto di “lavoro di squadra” e di “fiducia” applicati al lavoro, ciò che è emerge è un quadro di sostanziale freddezza. Se quasi 6 italiani su 10 ritengono di potersi fidare dei propri colleghi, la maggioranza degli intervistati ritiene che il clima sia globalmente freddo. Inferiore al 50% è la percentuale di coloro che ritiene ci sia lavoro di squadra e che esso venga opportunamente incoraggiato.

Per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro, 7 italiani su 10 ritengono di perdere troppo tempo a causa degli intoppi burocratici, mentre solo il 32% degli intervistati condivide le linee guida e le strategie dell’azienda per cui lavora.

Riguardo alle competenze richieste, il 61% degli italiani pensa che esse non vengano adeguatamente riconosciute.

Un italiano su 2 vede il lavoro quale opportunità di realizzazione personale, mentre il 38% del campione lo ritiene un modo per portare a casa uno stipendio. Molto bassa invece la percentuale di coloro che lo vedono come un’occasione di fare del bene ad altri o di allargare le proprie conoscenze e diventare “qualcuno”.

Riguardo alla tipologia di posto di lavoro, la maggioranza degli italiani continua a ritenere importante poter lavorare, al di là della stabilità o meno del posto. Un italiano su 2 è favorevole all’abbandono del mito del posto fisso in favore di una concezione più flessibile, una percentuale più bassa rispetto a quella registrata 2 anni orsono ma superiore rispetto al periodo 2007-2013.

Tuttavia, sono pochi coloro che vorrebbero avere la possibilità di cambiare spesso lavoro: appena il 38%, una percentuale che si è mantenuta sempre minoritaria dal 2007 ad oggi.

Ma quali sono i sacrifici che gli italiani sarebbero pronti a sopportare per poter fare il lavoro che preferiscono? Per il 56% l’abbandono della propria città natale.

Da segnalare, invece, una propensione molto minore al sacrificio per altri aspetti come la carriera, la rinuncia ad un posto sicuro o ad una fetta di stipendio.