Giustizia, ecco la riforma di Renzi in 12 punti Il premier: “Avanti, alla faccia dei gufi”

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Riforma della giustizia in 12 punti da approvare a settembre. Due mesi, dal 1 Luglio al 31 Agosto, il tempo messo a disposizione dall’esecutivo per “discutere della giustizia in modo non ideologico”, annuncia Renzi. “Sarà una discussione la più filosofica, concettuale e astratta prima di approvare la riforma per coinvolgere l’Italia su questo tema”, promette il premier che ha richiesto il contributo di tutti: “cittadini e operatori nei prossimi due mesi potranno dialogare e dare suggerimenti attraverso la stessa mail della riforma della P.A.”, rivoluzione@governo.it.  

“Una riforma della giustizia in dodici punti. La scommessa è discuterne per due mesi”, ha ribadito il primo ministro nella conferenza stampa, convocata al termine del consiglio dei ministri, insieme al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e al ministro degli Interni, Angelino Alfano. “Una bella giornata per le riforme, alla faccia dei gufi” ha commentato Renzi, presentando le linee guida approvate in Cdm. Dodici punti con cui il governo promette una vera e propria rivoluzione: riduzione dei tempi e dimezzamento dell’arretrato nella giustizia civile, processo civile in un anno per il primo grado. L’obiettivo è  accelerare il processo civile e rendere efficienti i tempi della giustizia “con il passaggio dai tribunali pieni di scartoffie alla rivoluzione tecnologica”, ha spiegato il premier. “Oggi ci sono 5 milioni e duecentomila processi pendenti – ha ricordato Renzi – una roba pazzesca”. Per rendere più veloci i tempi e smaltire i procedimenti si comincia con separazioni e divorzi: “Se sono consensuali – ha annunciato il Guardasigilli Orlando – non servirà più andare davanti al giudice”.

Le linee guida del governo per la riforma della giustizia, presentate ieri in conferenza stampa

Altro giro altra corsa anche per la giustizia penale: accelerazione anche per i procedimenti in sede penale e riforma della prescrizione. Reintroduzione del falso in bilancio e l’inserimento nel codice del reato di autoriciclaggio, norma alla cui stesura stanno lavorando da mesi i tecnici del ministero della giustizia. Questione aperta, invece, restano invece le intercettazioni: “sono l’unico argomento su cui non abbiamo pronta la norma”, ha dichiarato Renzi, smentendo le ipotesi circolate nei giorni scorsi. “Nessuno vuole bloccare le intercettazioni dei magistrati”, ha specificato il premier ma sarà necessario valutare anche “con i direttori dei quotidiani” l’utilizzo. Non solo il nodo intercettazioni al centro di un’ipotetico tavolo con magistrati e giudici. Tra i dodici punti, infatti, è prevista anche la responsabilità civile delle toghe sul modello europeo. A questa disciplina sarà affiancata una riforma generale del Csm basata sul principio “chi giudica non nomina, chi nomina non giudica”: questa la formula scelta da Renzi per spiegare lo sdoppiamento delle funzioni dell’organo di autogoverno della magistratura. Nuovo assetto anche di specifici settori quali la magistratura contabile e amministrativa. Allo studio del governo, una rivoluzione che consenta alle toghe di fare “più carriera per merito, non per appartenenza”, si legge nelle slide diffuse in conferenza stampa.

La strada maestra, per il ministro Orlando è l’informatizzazione integrale del sistema giudiziario, unita a “due canali prioritari per famiglie e imprese”. Una giustizia più semplice e veloce, grazie al supporto di un sistema completamente digitalizzato, promettono Renzi e Orlando. Una riforma che, sulla carta, ha tutti i numeri per trasformarsi in una vera panacea per un sistema giuridico ormai al collasso, che lamenta carenza di organico e di mezzi. Sulla strada per l’approvazione, però, pesa l’ipotetico ostruzionismo di Forza Italia e delle opposizioni. Una congiunzione di veti e voti che il premier Renzi dovrà gestire se vuole che la riforma vada in porto.

Carmela Adinolfi