Legittima difesa domiciliare: nuova legge, la proposta in dettaglio

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Legittima difesa domiciliare: nuova legge, la proposta in dettaglio

Via la proporzionalità tra difesa e offesa. E pene molto più aspre per i ‘topi d’appartamento’. Il fulcro della proposta di legge sulla legittima difesa domiciliare presentata dalla Lega sta tutto qui. E andrà a vantaggio di quella pancia del paese che, in questi anni, ha chiesto con insistenza maggiore libertà di reazione contro i ladri che si intrufolano nelle case. L’annuncio dal braccio destro di Matteo Salvini, il sottosegretario all’Interno e deputato Nicola Molteni, che ha depositato il testo alla Camera; pochi giorni dopo quello, identico, presentato al Senato dalla truppa del Carroccio di Palazzo Madama. Al centro, la riforma dell’articolo 52 del Codice Penale, a cui sarà aggiunto, in caso di approvazione, un lungo e sostanzioso comma che allargherà il perimetro di azione della ‘legittima difesa’.

Legittima difesa domiciliare: l’impianto della proposta

Il comma 2 del nuovo articolo 52 reciterebbe così: “Si considera che abbia agito per difesa legittima colui che compie un atto per respingere l’ingresso o l’intrusione mediante effrazione; o contro la volontà del proprietario o di chi ha la legittima disponibilità dell’immobile, con violazione del domicilio” o “in ogni altro luogo ove sia esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale”. In soldoni: il cittadino che sorprende una persona introdottasi furtivamente in casa propria, avrà licenza di ‘picchiare’ o anche sparare, senza aver più bisogno di dimostrare la proporzionalità tra difesa e offesa, come accade oggi. Resta intatto, ovviamente, l’obbligo per chiunque di poter utilizzare un’arma da fuoco qualora in possesso di regolare porto d’armi. Altrimenti, sarebbe il Far West.

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Legittima difesa domiciliare: pene più aspre per i topi d’appartamento

L’altra architrave della proposta è il forte inasprimento delle pene per il furto in abitazione. Come?  Con la riforma dell’articolo 624-bis del codice penale; da 5 a 8 anni di reclusione (ma dai 6 ai 10 anni con eventuali aggravanti), oltre a multe dai 10mila ai 20mila euro, che salgono da 20 a 30mila con le aggravanti. L’attuale impianto, invece, prevede il carcere ‘soltanto’ da 1 a 3 anni. E pene pecuniarie molto più basse, dai 927 euro ai 1500 euro.

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La Lega, inoltre, punta a rendere più difficile la vita ai malviventi; escludendo dalla possibilità di richiesta del rito abbreviato tutti quei reati per i quali è previsto l’ergastolo. È il principio della ‘certezza della pena’ unito a quello del ‘buttiamo via la chiave’ per chi si macchia di colpe molto gravi. In più, dal Carroccio, anche la volontà di rinfoltire il cosiddetto ‘Fondo per le vittime dei reati violenti’. Dedicandolo per altro a una figura-simbolo dell’ ‘eccesso di legittima difesa’ che l’attuale impianto legislativo punisce, Ermes Martinelli. L’ex rigattiere fu infatti condannato a risarcire 135mila euro per aver sparato 14 colpi d’arma fuoco contro 2 ladri di rame colti in flagrante. Uno dei quali finito sulla sedia a rotelle.

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