Trattativa Stato-Mafia: Violante, Conso e Mannino. Tutte le dimenticanze

Trattativa Stato-Mafia: Violante, Conso e Mannino. Tutte le dimenticanze

Sono passati ormai 26 anni dall’attentato in via D’Amelio, in cui ha perso la vita il giudice Paolo Borsellino e, assieme a lui, i cinque agenti della sua scorta. Sono innumerevoli gli interrogativi sull’avvenimento o meno della trattativa stato-mafia, che da quel giorno hanno cercato risposta.

In concomitanza col tragico anniversario della strage, sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di primo grado, pronunciata lo scorso 20 Aprile.
I condannati sono 6: Mario Mori (12 anni), Antonio Subranni (12 anni), Marcello Dell’Utri (12 anni), Antonio Cinà (12 anni), Giuseppe De Donno (8 anni) e Leoluca Bagarella (28 anni).

Tra testimonianze fatte ante-tempo e dimenticanze, il quadro che emerge dalle cinquemila pagine di motivazione della sentenza è confuso e sconcertante. 

Trattativa Stato-Mafia: Chi è Luciano Violante

L’ex-presidente della commissione parlamentare antimafia, Luciano Violante, figura tra i testimoni al processo. L’ex-parlamentare avrebbe fatto menzione di un possibile contatto con Vito Ciancimino, l’ex sindaco mafioso di Palermo. Tuttavia, questa dichiarazione da parte di Violante sarebbe avvenuta solo dopo il 2009. Prima, da quanto si apprende, non aveva mai accennatto alla questione.

Le dichiarazioni di Ciancimino fanno recuperare la memoria

Gli avvenimenti del 2009 sono considerati cruciali per i successivi sviluppi del processo sulla trattativa stato-mafia. Quell’anno, Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo, avrebbe consegnato nelle mani dei pm di Palermo la documentazione riguardante il “papello”. Le forze dell’ordine hanno in seguito verificato l’autenticità dei documenti consegnati da Cancimino.

Dalla sentenza emerge che le dichiarazioni di Ciancimino avrebbero “fatto recuperare la memoria a molti esponenti delle istituzioni (da Claudio Martelli a Liliana Ferraro al presidente della commissione antimafia Luciano Violante al ministro Giovanni Conso)”.

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L’ambiguità di Giovanni Conso nel maxi-processo della trattativa Stato-Mafia

Anche Giovanni Conso, che nella sua carriera politica ha ricoperto cariche importanti: dalla Presidenza della Corte costituzionale al Ministero della Giustizia, avrebbe fornito dichiarazioni ambigue.

Le sue dichiarazioni sarebbero in “assolutamente evidente (e appariscente) contrasto”, secondo la Corte d’Assise. Per questo motivo, l’ex-ministro è stato indagato per falsa testimonianza, ma è deceduto in corso di indagine.

Calogero Mannino, ex-ministro imputato e poi assolto

Da non tralasciare il caso dell’ex-ministro Calogero Mannino, imputato e poi assolto. Stando al testo della sentenza, la sua intenzione era quella di “attivare un canale che, per via info-investigativa, potesse sì acquisire più dettagliate notizie sugli intendimenti e sui movimenti di Cosa Nostra ma, inevitabilmente, anche operare affinché il corso degli eventi per lui sfavorevole potesse essere in qualche modo mutato”.

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