Domenico Lucano: partito e chi è il sindaco di Riace arrestato

Domenico Lucano sindaco di Riace

Domenico Lucano: partito e chi è il sindaco di Riace arrestato

Domenico Lucano (detto ‘Mimmo’), sindaco della città metropolitana di Riace a Reggio Calabria, ieri 2 ottobre è stato posto ai domiciliari dalla Guardia di finanza di Locri. Le accuse sono quelle di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e affidamento fraudolento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti a due cooperative della zona.

Chi è Domenico Lucano

Militante nell’estrema sinistra locale, si candida a sindaco nel 2004, nel 2009 con la lista civica “L’altra Riace” e con la stessa lista nel 2014.
Lucano è un simbolo dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti ed è conosciuto in tutto il mondo poiché circa vent’anni fa, quando ancora non era sindaco, ebbe l’idea di accogliere nella cittadina in disuso degli immigrati da reintegrare nella vita locale, così da ripopolare le case e le scuole abbandonate.

Dal 1998, quando un barcone di curdi in fuga dalla fame e dalla guerra approdarono nella spiaggia del suo comune, il sindaco riusce a ripopolare il villaggio ionico – con 450 tra rifugiati ed immigrati – che vivono accanto ai suoi 1800 abitanti. Per il suo attivismo, la rivista americana Fortune ha inserito Lucano al 40° posto nella lista dei leader più influenti. Nel 2010, invece, si è posizionato terzo nella World Major, un concorso mondiale organizzato da City Mayors Foundation che a cadenza biennale stila la classifica dei migliori sindaci del mondo.

Domenico Lucano: il modello Riace

“Anche Lucano era un emigrante, anzi un immigrato di rientro. In quel paese in piena agonia, prima come semplice attivista e cittadino, poi come sindaco dal 2004, ha visto nei profughi degli alleati per riaprire degli spazi di vivibilità e di accoglienza per tutti. Il modello Riace è un modello di convivenza universale, i benefici sono per tutti, non solo per i riacesi; non solo per i migranti; ma per tutti. Riace è amministrato come un bene comune”, spiega Tiziana Barillà, giornalista che a Riace e a Lucano ha dedicato un libro (Mimì Capatosta. Mimmo Lucano e il modello Riace, Fandango, 2017).

Il modello Riace è un sistema di accoglienza che consiste in diverse azioni intraprese nel corso degli anni. Tra le più importanti: aderire al sistema SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), ottenere fondi regionali o mutui per la ristrutturazione delle case dismesse e attraverso l’associazione dare accoglienza e ospitalità ai rifugiati e ai richiedenti asilo che potranno lavorare nel comune attraverso laboratori artigiani di tessitura, lavorazione del vetro, confettura.

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Domenico Lucano: l’inchiesta

Secondo la Procura, Lucano avrebbe organizzato un matrimonio “di comodo” tra un’immigrata nigeriana e un cittadino italiano. Alla base di questa accusa c’è un’intercettazione telefonica in cui Lucano parla della possibilità che una donna nigeriana, a cui è stato negato l’asilo tre volte, sia regolarizzata attraverso il matrimonio con un italiano.

L’altra accusa è l’affidamento diretto di appalti per la raccolta porta a porta e il trasporto dei rifiuti alle cooperative Ecoriace e L’Arcobaleno dall’ottobre 2012 fino all’aprile 2016, senza che fosse indetta una gara d’appalto e senza che le due cooperative fossero iscritte nel registro regionale come previsto dalle norme. L’arresto di Lucano ha provocato uno scontro in piena regola tra gip e Procura.

Nonostante l’arresto disposto, il gip, infatti, si oppone alla Procura, non accogliendo 14 richieste di arresto su 15 e rigettando sette accuse mosse al sindaco.  A favore dell’arresto ci sono Salvini, Di Maio e gli alleati dei 5 stelle. Contro: Saviano e Maurizio Martina (segretario del Pd), che sostiene di provare “vergogna” per Salvini e un Governo che «speculano su un’inchiesta per nascondere il disastro che stanno compiendo».

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