Sebastian Kurz: blocco sovranista tutto tranne che monolitico

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Sebastian Kurz: blocco sovranista tutto tranne che monolitico

“Non siamo disposti a pagare i debiti degli altri Stati.” Queste le parole con cui il premier austriaco Sebastian Kurz ha attaccato la linea economica italiana; ancora una volta emergono delle notevoli differenze interne alla cosiddetta «ondata sovranista europea».

In realtà, che il blocco sovranista non fosse monolitico si era già ampiamente intuito. L’Italia, negli scorsi mesi cercando di modificare le regole del Trattato di Dublino, aveva visto provenire soprattutto da governi ungherese e polacco i maggiori sforzi di opposizione alla ripartizione per quote dei richiedenti asilo.

Sebastian Kurz: le critiche sul DEF

Ora, con la bocciatura del DEF di Kurz – già peraltro sanzionato in termini ufficiali anche dalla Commissione Europea – il “fronte populista” si sfalda anche rispetto all’economia. Le ripercussioni potrebbero essere profonde in chiave prossime elezioni europee.

Infatti, è chiaro, le politiche italiane e quelle dei paesi del gruppo di Visegrad sono orientate al recupero della sovranità e del controllo delle frontiere; tuttavia, quando queste posizioni si declinano nell’ambito delle politiche Ue emergono profonde divergenze.

Basti pensare a quanto dichiarato al Corriere della Sera da Karl Krammer, analista politico austriaco, che ha ricordato come Vienna sia “contributore netto della Ue” nonché “dal punto di vista della cultura economica, sulla stessa lunghezza d’onda della Germania e dell’Olanda”.

La dichiarazione di Kurz arriva, tra l’altro, nel momento in cui l’Austria assume la presidenza di turno dell’Unione Europea e conferma come la linea politica di Vienna non sia quella di una rottura politica con l’Unione.

Sebastian Kurz: mantenimento dello status quo

Piuttosto, la strategia è quella del mantenimento di uno status quo che vede l’Austria ben legata a Bruxelles e, in particolare, a quella che gli esperti chiamano Kerneuropa. Ovvero, il nucleo dell’Unione Europea fondato sull’economia tedesca.

Non a caso Kurz si è speso in un endorsement per la presidenza dell’Ue nei confronti di Manfred Weber; cioè, del candidato del PPE di cui fa parte anche Fidesz, il partito di Orban. Il PPE è il partito di cui fa parte anche Juncker, tanto per citare uno dei principali “bersagli” delle critiche di Salvini e (in minor parte) Di Maio in vista del voto di maggio.

Non solo le figure più “istituzionali”, insomma. A sfidare la linea italiana sull’Europa sono anche quelli che – in teoria – dovrebbero essere alleati dei gialloverdi. D’altra parte, mentre Salvini viene attaccato da Kurz, riceve l’appoggio dai tedeschi di AfD per candidarsi alla presidenza della Commissione. Siamo alla vigilia della costruzione di una competizione tra proposte differenti interne al campo sovranista?

Michele Mastandrea

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