Pernigotti chiude a Novi Ligure: le reazioni della politica

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Pernigotti chiude a Novi Ligure: le reazioni della politica

Pernigotti, azienda con oltre 150 anni di storia alle spalle, per 5 generazioni in mano alla famiglia Averna, chiude il suo ultimo stabilimento italiano. Nel 2015 era stata chiusa la fabbrica di Parma, a farne le spese 50 lavoratori. Detto ciò, verrà tenuta in piedi la rete di marketing: in altre parole, resisterà solo il marchio. Tuttavia, i prodotti pubblicizzati saranno quelli prodotti in Turchia. D’altronde la società dal 2013 è di proprietà del gruppo turco, appunto, Tuksoz.

Proprio dopo un incontro tra i vertici della società e i sindacati è giunta la preoccupante notizia: lo stabilimento Pernigotti di Novi Ligure verrà chiuso. Innanzitutto, questo significa che 100 operai circa si troveranno presto senza lavoro. Salveranno il posto i pochi impiegati del settore commerciale che, però, dovranno trasferirsi a Milano.

Pernigotti chiude: una storia cominciata nel 1860

Stefano Pernigotti ha aperto la sua piccola drogheria nel centro di Novi Ligure nel 1860. Otto anni dopo, la drogheria diventa fabbrica, nel 1882 i Pernigotti diventeranno i fornitori di prodotti di pasticceria degli allora regnanti e potrà fregiarsi dello stemma dei Savoia (mantenuto nel logo fino al 2004). Nel 1927, l’azienda comincia a produrre il gianduiotto, diventato un simbolo del Piemonte e dell’intero paese nel mondo.

Poi il passaggio di mano dai siciliani Averna al gruppo turco Tuksoz; tante le promesse, l’entusiasmo ma, alla fine, “nemmeno un euro investito” (in produzione, almeno; gli investimenti si rilevano solo sul settore pubblicitario) accusa il sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere. “Una decisione assurda e inaccettabile. Occorre capire le cause che hanno portato la proprietà a presentare sempre solo perdite, nonostante il settore dolciario tiri” ha continuato il primo cittadino del comune in provincia di Alessandria.

Pernigotti chiude, politica e sindacati reagiscono

I lavoratori dello stabilimento promettono la mobilitazione. Nel frattempo, Muliere sottolinea di essere “al fianco di operai, Rsu, sindacati, con i quali definire i passi successivi da fare per trovare, insieme, soluzioni alternative alla cessata attività”.

Intanto, sulla stessa linea delle altre sigle, dall’Ugl si auspica”che il governo proceda con un piano adeguato di ammortizzatori sociali per i tanti dipendenti al centro di questa delicata operazione industriale. Basta con le delocalizzazioni facili che minano il tessuto imprenditoriale del Paese e creano disoccupazione. Serve un piano industriale serio che non guardi solo ai bilanci aziendali, ma preservi la dignità dei lavoratori”.

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