Primarie Pd 2019: candidati e programma politico. Il confronto

Primarie Pd 2019: il 3 marzo 2019 elettori e simpatizzanti del Pd potranno indicare il Segretario Dem, poco le differenze tra i programmi

Primarie Pd 2019: candidati e programma politico. Il confronto
Primarie Pd 2019: candidati e programma politico. Il confronto

Programma e candidati Primarie Pd 2019


Il 3 marzo 2019 gli elettori e i simpatizzanti del Pd potranno indicare il Segretario Dem. In corsa Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti; giusto ieri – domenica 17 febbraio 2019 – i tre candidati erano ospiti della trasmissione di Rai In Mezz’ora; d’altra parte, l’atteso confronto non c’è stato: alla fine, sono stati intervistati separatamente.

Primarie Pd 2019: meno di due settimane

Mancano meno di due settimane alle prossime primarie del Pd; tuttavia, è oggettivo, l’evento non riesce ad attirare l’interesse generale nonostante l’importanza che avrà per il futuro indirizzo del partito dopo la “batosta” rimediata il 4 marzo scorso. Come molti esperti hanno notato, nel campo del centrosinistra, l’unico che riesce a far parlare di sé e delle sue proposte è Carlo Calenda.

L’ex ministro non è neanche candidato alle primarie; ciò rende più semplice capire quanto la chiamata ai gazebo stia passando in secondo piano rispetto alle vicende legate alla maggioranza. A confermare quella che è sempre meno solo un’impressione il fatto che gli stessi vertici del Pd riterranno un successo raggiungere quota un milione di votanti. Solo due anni fa, erano stati il doppio.

Primarie Pd 2019: programmi scarni

Forse a pesare sulla situazione più di altri fattori, l’assenza di progetti particolarmente “originali” o, comunque, di alternativa all’attuale corso politico. Il grande favorito nella corsa alla Segreteria è Nicola Zingaretti: considera il candidato più “a sinistra” ma più per la sua storia politica e alcune sintonie con i partiti, appunto, a sinistra del Pd che per il suo programma. Dietro di lui dovrebbe arrivare Maurizio Martina; ha ereditato la “patata bollente” del risultato di quasi un anno fa da Renzi, nel corso dei mesi si è guadagnato la fama di candidato “moderato” e “unificante”; il suo programma non va molto oltre.

Infine, potrebbe riservare qualche sorpresa la candidatura di Roberto Giachetti, si presenta in ticket con Anna Ascani che corre per il ruolo di vicesegretario. La proposta di Giachetti ruota intorno all’eredità dell’esperienza del Governo Renzi. Ancora oggi la lettura di quella fase divide il partito; in un futuro più o meno prossimo potrebbe portare a una resa dei conti in grado persino di condurre a un’altra scissione dopo quella di Art.1.

Insomma, archiviata la possibilità di veder correre anche l’ex ministro Minniti, l’unica possibilità di rinfocolare l’interesse per le Primarie era attivare un dibattito serrato su linee e temi; invece, nessuno dei candidati si è posto in netta rottura col passato. L’ipotesi più probabile è che i Dem puntino a “tener duro” in vista delle prossime Europee; insomma, mantenere l’attuale identità, giocando sul sicuro, per quanto deludente in termini di consenso, puntando a fornire nuove idee al paese solo con i primi – veri – scricchiolii del governo penta-leghista.

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