Reddito di cittadinanza: regioni contro il governo, caos pratiche

Sul reddito di cittadinanza è scontro tra Regioni e governo, in particolar modo per quel che riguarda i centri per l’impiego.

Reddito di cittadinanza Regioni contro governo
Reddito di cittadinanza: regioni contro il governo, caos pratiche

Sul reddito di cittadinanza si registrano tensioni tra Regioni e Governo. Il problema risiederebbe nel maxi-decreto, che nel caso in cui restasse immutato andrebbe a causare il caos nei centri per l’impiego. Quella della riforma dei centri per l’impiego e dei navigator sono dei temi molto discussi sul reddito di cittadinanza, la cui domanda ricordiamo partirà il 6 marzo. Ma elemento imprescindibile per ottenere il beneficio è anche una propensione attiva alla ricerca del lavoro, grazie al sostegno di figure professionali apposite, paradossalmente precarie. Gli ultimi aggiornamenti, tuttavia, ci raccontano di mancati accordi tra Regioni e governo relativamente alle modifiche da attuare al decretone alla voce reddito di cittadinanza.

Reddito di cittadinanza: “Nei centri per l’impiego sarà caos”

Stando alle parole di Claudio Di Berardino, vice-coordinatore degli assessori al Lavoro della Conferenza delle Regioni, riportate da Agi in chiusura della seduta straordinaria della Conferenza delle Regioni, nei centri per l’impiego sarà il caos se non interverranno le dovute modifiche.

Di Berardino ha spiegato come le Regioni abbiano cercato un’intesa con il governo. “Abbiamo sollecitato il ministero per realizzare un accordo che potesse salvaguardare ruolo e funzioni delle Regioni che hanno responsabilità sui Centri per l’Impiego e sulle politiche attive per il lavoro”. Da qui la richiesta dell’intesa, i cui tentativi sono tuttavia stati bruscamente interrotti. “Non ne abbiamo compreso la ragione e ci siamo trovati con un emendamento che il governo ha presentato sostituendo la parola intesa con parere”.  

Reddito di cittadinanza: centri per l’impiego e navigator, il punto

Naturalmente questa sostituzione è stata vista come una chiusura da parte del governo alle Regioni. “Non si vuole trovare un accordo e questo è sbagliato soprattutto di fronte alla disponibilità data dalle Regioni di metterci la faccia”. L’atteggiamento del governo risulta in ogni caso incomprensibile, perché “rischia di complicare la velocità delle risposte alle persone che si rivolgono ai Centri per l’Impiego”.

Com’è l’attuale punto della situazione? “Per le 4.000 unità che devono essere assunte dalle Regioni non c’è la ripartizione”, ha spiegato Di Berardino. Che poi è tornato sulla necessità di un’intesa con il governo, al fine di stabilizzare i navigator con un’assunzione regolarizzata stabilita tramite concorso pubblico. “Avevamo anche chiesto di modificare una norma per accelerare i concorsi pubblici o trovare una soluzione per cui Anpal Servizi potesse prendere una parte dei navigator e il resto farlo assumere a tempo indeterminato”. Ma anche sotto questo aspetto il governo non ha fornito nessuna risposta.

Di Berardino ha rassicurato i diretti interessati che si continuerà a lavorare con l’auspicio che alla Camera ci siano le modifiche volute. “Le Regioni vogliono collaborare, ma nel rispetto delle funzioni delle parti”, ha chiosato.

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