Legge 104: permessi familiari, quando scatta la truffa aggravata

In merito ai permessi retribuiti garantiti dalla Legge 104, ci si domanda quando scatta la truffa aggravata. Ecco i casi più frequenti.

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Legge 104: permessi familiari, quando scatta la truffa aggravata

Truffa aggravata con la Legge 104


In merito alla Legge 104 e ai permessi retribuiti spesso capita di assistere a lavoratori che, invece di assistere il familiare disabile, approfittano di quei giorni di permesso per andare a fare una gita fuori porta, una breve vacanza all’estero o altre attività che nulla hanno a che vedere con la vera finalità dei permessi retribuiti garantiti dalla Legge 104. Ed è proprio in questi casi che può scattare il reato di truffa aggravata.

Legge 104: permessi familiari, come funzionano

Approfittare dei permessi Legge 104 per fare tutt’altro che assistere il familiare disabile, come da normativa, è infatti una pratica ignobile perché grava sulla spesa pubblica, sull’azienda alla quale si mente e infine, e soprattutto aggiungiamo, sul familiare con handicap che si dovrebbe assistere. I permessi Legge 104 sono stabiliti dalla normativa (art. 33 della L. 104/92) e hanno come scopo quello di prestare assistenza al familiare portatore di handicap.

La giurisprudenza è intervenuta più volte per precisare effettivamente cosa significhi garantire assistenza al disabile durante i giorni di permesso.

È infatti escluso l’obbligo di essere 24 ore su 24 accanto al disabile, magari nel suo domicilio, senza poter uscire di casa. L’assistenza al disabile deve infatti intendersi anche in senso lato. Questa può tradursi nell’effettuare delle commissioni per il familiare, come ad esempio andare a pagare un bollettino alla posta. Oppure fare per suo conto delle attività che il disabile non potrebbe fare, come ad esempio andare a fare la spesa o recarsi in farmacia per prendere un medicinale.

Permessi Legge 104: assistenza familiare disabile, quando e come

A tal proposito va citata anche una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 54712/2016) che ha stabilito come durante il periodo di permesso 104 il lavoratore debba prestare l’assistenza al disabile con maggiore continuità. Ma al tempo stesso possa anche ritagliarsi un breve spazio di tempo per soddisfare le proprie esigenze. Esigenze che sarebbero sacrificate nel caso in cui il lavoratore prestasse interamente assistenza al familiare. O sarebbe diviso tra attività lavorativa e attività di caregiver.

Permessi Legge 104: cosa sapere

Vien da sé che, in ogni caso, chi usufruisce dei permessi retribuiti Legge 104 non debba necessariamente prestare assistenza al familiare disabile durante le ore di attività lavorativa (ad esempio, rigorosamente dalle 9 alle 18). È poi logico (quanto banale, ma purtroppo necessario) specificare che chi ha diritto a questo tipo di permessi non debba utilizzarli come se fossero giorni di ferie, senza dedicare la maggior parte della giornata all’assistenza al familiare con handicap.

Ed è proprio qui che si rivela il reato di truffa: nel caso in cui il lavoratore ottenga il permesso e durante quella giornata se ne vada a fare un viaggio invece di garantire assistenza al disabile.

Legge 104 e permessi: truffa aggravata, quando avviene

E proprio uno di questi casi è accaduto di recente a Chiari come riporta il Giornale di Brescia. Una dottoressa dell’ospedale del Comune ha infatti utilizzato i permessi retribuiti 104 per andare in vacanza nei mesi di luglio e agosto 2017. Rispettivamente a Palma di Maiorca e Ponte di Legno. La dottoressa è stata accusata di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Una percezione di risorse derivanti dalla spesa pubblica ma indebita perché non concernente a quanto previsto dalla normativa che sancisce i permessi 104.

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