Chi era Artemisia Gentileschi la protagonista del Doodle Google

Google ha dedicato il Doodle di oggi, mercoledì 8 luglio 2020, ad Artemisia Gentileschi. Ecco chi era in questo breve profilo biografico.

Chi era Artemisia Gentileschi
Chi era Artemisia Gentileschi la protagonista del Doodle Google

I tipi di Mountain View hanno dedicato il Doogle Google di oggi, mercoledì 8 luglio 2020, a una figura fondamentale dell’arte italiana, una protagonista femminile del Rinascimento, ovvero Artemisia Gentileschi. Nata a Roma l’8 luglio del 1593 e morta a Napoli all’inizio del 1654, Artemisia Lomi Gentileschi si è resa famosa per le sue opere pittoriche provenienti dalla scuola caravaggesca. Sarebbe bene fermarsi qui e soffermarsi magari solo sulle opere realizzate, ma la figura della Gentileschi è importante anche in chiave femminista e battagliera, avente come target la violenza di un uomo.

Chi era Artemisia Gentileschi

Artemisia nasce a Roma nel luglio del 1593, quindi oggi ricorre il 427° anniversario della sua nascita. Suo padre si chiamava Orazio ed era un amico di Caravaggio e un pittore, carriera che Artemisia, orfana di madre, perseguì crescendo in un ambiente artisticamente e culturalmente stimolante. Purtroppo, quando aveva 18 anni, Artemisia subì uno stupro da parte di un amico del padre, Agostino Tassi, anche lui pittore. Questi promise un matrimonio “riparatore”, che però non avvenne mai. Fu Orazio a denunciare l’ormai ex amico, un anno dopo il fatto, ma la situazione si rovesciò ai danni della donna e del suo onore e, anche se era stata una vittima, fu molto criticata (un atteggiamento che purtroppo, per certi versi, è ancora attuale, quello di colpevolizzare una donna violentata).

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Attorno alla figura di Artemisia vennero tessute storie di fantasia per punire l’onore della donna, affermando che aveva avuto rapporti incestuosi con il padre e che era una donna di facili costumi con molti amanti che andavano a trovarla. Durante il processo fu torturata anche psicologicamente, visto che le fasciarono le dita delle mani con delle funi fino a farla sanguinare, un supplizio atroce soprattutto per chi si dedica all’arte della pittura.

Dopo il processo Tassi venne condannato a 8 mesi di carcere, mentre Artemisia lasciò la sua città natale e si trasferì a Firenze, dove sposò l’artista Pierantonio Stiattesi. Proprio a Firenze fu la prima donna a essere ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno. Si separò dal marito e tornò a Roma, poi a Napoli, dove continuò a dipingere seguendo lo stile caravaggesco.

Tra le sue opere più importanti il quadro dal titolo Giuditta che decapita Oloferne, realizzato tra il 1612 e il 1613, che oggi è visitabile presso la Galleria degli Uffizi di Firenze, nonché al Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli.

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