Italia zona rossa con terza ondata? Ecco quando potrebbe succedere

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Italia zona rossa con terza ondata? Ecco quando potrebbe succedere

Un nuovo lockdown in Italia con l’arrivo della terza ondata: è il timore di molti, che potrebbe avverarsi solo in un determinato caso. Ospite a Porta a Porta, il premier Giuseppe Conte è stato molto chiaro: “Se gli esperti ci dicono che le probabilità di una terza ondata a gennaio è concreta, non ci penso due volte a introdurre e rafforzare la rete di protezione per il periodo natalizio”. Questo perché se si lasciasse correre, seguirebbe subito un’impennata. Invero, sul fatto che ci sia o meno una terza ondata a gennaio, sono tutti più o meno concordi sul fatto che, sì, ci sarà. Ora bisognerà solo valutarne l’entità. L’auspicio è che abbia effetti contenuti, e le misure restrittive imposte durante le festività natalizie dovrebbero servire proprio a questo, ma le notizie di varianti inglesi e, di recente, sudafricane, non tranquillizza (non sotto l’aspetto dei vaccini, che dovrebbero restare efficienti, ma sul piano della diffusione del contagio e della sua velocità, e quindi dello stress ospedaliero).

Lockdown: Italia zona rossa in caso di nuova impennata di contagi

Dunque, cosa accadrebbe qualora ci fosse una terza ondata di contagi molto pesante? Un nuovo lockdown. Italia zona rossa. Come lo scorso anno. “Con le misure rafforzate per Natale, se non arriva una variante o una terza ondata, probabilmente ci muoveremo tra zona gialla e arancione” e proseguire più o meno tranquilli in attesa del piano vaccinale. Diverso il discorso se arriva una nuova impennata di contagi. In questa eventualità “ci troveremo in zona rossa e con misure più restrittive”. Notizia d’attualità è proprio la variante inglese “che corre molto più veloce, di uno 0.70 in più, e spiegherebbe molte cose”. Il premier, pur non avanzando ipotesi, ha detto che “in Veneto i dati stanno crescendo, dobbiamo capire come e perché”.

Sul vaccino

Per quanto riguarda la vaccinazione, Conte ha affermato che “non c’è ragione di credere che le persone non si sottopongano volontariamente” al vaccino. Anche perché “se ci fosse un rifiuto di massa sarebbe un problema”, ma c’è fiducia nella popolazione responsabile e soprattutto nell’impatto significativo che dovrebbe arrivare entro la prossima primavera. Non ci sarà obbligatorietà, dunque, e forse neppure per i medici. “Sono tutte persone responsabili, sanno che di fronte a una pandemia garantire i pazienti è una priorità per tutti”.

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