La riforma pubblica amministrazione secondo Brunetta: le linee guida

Il capogruppo di Fi alla Camera Renato Brunetta

La riforma pubblica amministrazione secondo Brunetta: le linee guida

Il nuovo ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta ha recentemente presentato in audizione parlamentare le sue strategie per rivedere e correggere tutto quello che non va nella Pubblica Amministrazione italiana. La riforma pubblica amministrazione è infatti un’altra delle missioni dell‘Esecutivo Draghi, insieme a riforma del fisco e del lavoro, solo per citarne alcune.

In verità, il lavoro da fare è veramente tanto, ed implica non solo la ricerca e la selezione delle migliori professionalità e lo svecchiamento degli uffici, ma anche la semplificazione delle procedure ed una digitalizzazione sempre più massiccia, con uno stretto collegamento tra le banche dati delle pubbliche amministrazioni. Questi appena citati sono solo alcuni dei punti chiave delle “Linee programmatiche” per il Piano di Nazionale di Ripresa e Resilienza presentato dal ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta in Parlamento. Vediamo dunque, più nel dettaglio, che cosa potrebbe cambiare a breve all’interno della PA.

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Riforma pubblica amministrazione: più spazio a concorsi celeri

Come accennato, la riforma pubblica amministrazione non può non passare anche attraverso un imponente ricambio generazionale, allo scopo di assicurare un rapido turnover e nuove energie, all’opera per il bene del Paese.

Ma Brunetta ha sottolineato anche che, in questo progetto di cambiamento, un ruolo chiave è altresì quello del Parlamento: “Sono stati 20 giorni intensissimi, ma non ho dato alcuna anticipazione, alcuna intervista, convinto che fosse solo questo il luogo per la presentazione“. L’acronimo “Pa”, ha poi fatto notare Brunetta, non è un acronimo che piace, “è un po’ freddo“, ma in realtà è pur sempre “il volto della Repubblica” che si esprime tramite le università, gli ospedali, gli istituti scolastici, i tribunali, e dunque “è la nostra qualità della vita“, ma anche “le nostre tasse”.

In buona sostanza, una vera e propria riforma dello Stato, tale da modernizzarlo e renderlo conforme agli standard UE ed internazionali, non può non passare anche dalla riforma pubblica amministrazione che, di fatto, è il braccio operativo dello Stato stesso.

Ecco perchè il Ministro Brunetta si è soffermato sulla pressione dell’Europa affinchè i concorsi pubblici siano finalmente indetti e conclusi, con l’assunzione di nuovo personale. “O la riforma del sistema di reclutamento si fa subito in due tre mesi, oppure i soldi del Recovery non li prendiamo. Senza turnover il sistema non è bloccato, è morto“, ha precisato Brunetta con il consueto stile perentorio e tranchant.

Non solo: il nuovo ministro della Funzione Pubblica ha altresì aggiunto che per rendere più veloci le procedure di concorso, rallentate non solo per gli intoppi burocratici, ma anche per le limitazioni anti-contagio, dovranno essere sfruttati i luoghi istituzionali che dispongono di ampi spazi, come ad esempio le fiere e le aule magne delle università, che consentono infatti di oltrepassare il vincolo del tetto massimo di 30 persone.

Il Recovery Fund impone velocità di intervento

All’interno del Governo, è ben chiaro a tutti che per avere i soldi del Recovery Fund occorre riformare e farlo in fretta. Ecco perchè il reclutamento degli esperti che dovranno occuparsi della gestione del Recovery Plan non può aspettare neppure tempi di concorsi velocizzati.

In tema di riforma pubblica amministrazione, il Governo starebbe dunque studiando percorsi alternativi ad hoc, per “selezionare i migliori laureati, i profili con le più alte qualifiche, nonché a favorire, anche attraverso modelli di mobilità innovativi, l’accesso da parte di persone che lavorano nel privato più qualificato, in organizzazioni internazionali, in università straniere o presso soggetti pubblici e privati all’estero“.

Brunetta è dunque ben consapevole che per avere i soldi del Recovery Fund, occorre dare risposte in brevissimo tempo all’UE: serve un reclutamento di competenze immediato e sul punto il Ministro ha aggiunto che si sta pensando di attuare “un meccanismo molto anglosassone, di avvalerci della scelta all’interno degli ordini professionali, delle università, e nel settore privato, con dei limiti e delle valutazioni“.

Inoltre, la riforma pubblica amministrazione deve correre su due binari paralleli tra loro, uno legato ai nuovi investimenti nel digitale e nella modernizzazione degli strumenti di lavoro; e l’altro legato alla formazione del capitale umano. Quest’ultimo in particolare deve essere capace, nel medio-lungo termine, di garantire finalmente una PA più efficiente e vicina ai bisogni dei cittadini.

La coesione sociale è un principio-guida nel percorso di riforma

Insomma, Renato Brunetta sembra avere le idee piuttosto chiare sul disegno d’insieme che dovrebbe caratterizzare la riforma pubblica amministrazione. Nei suoi recenti interventi pubblici, ha spesso citato il concetto di ‘coesione sociale’, come valore fondante di qualsiasi strategia di riforma del Paese.

Tutto questo non si realizza se non c’è coesione sociale, se non c’è consapevolezza che questo è il momento di cambiare il nostro Paese, soprattutto per il futuro delle prossime generazioni“, ha fatto notare il ministro della Funzione Pubblica, facendo anche riferimento all’accordo Ciampi-Giugni del 1993.  “Allora siamo entrati in un processo che ci ha portati fino a oggi, si è costruito un grande accordo di coesione sociale“. Proprio il 10 marzo, il Premier Mario Draghi “straordinariamente sensibile a questa tematica, firmerà un accordo di coesione sociale sull’innovazione, una sorta di quadro di riferimento perché tutto questo possa avvenire all’interno di una scelta condivisa nel mondo del lavoro“.

Ci si riferisce all’incontro a Palazzo Chigi, per la firma del «patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale» con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. Detto patto troverà il supporto di circa 6,7 miliardi presenti nei conti pubblici per il rinnovo dei contratti 2019/2021 del personale impiegato nella PA.

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Come detto, dalla riforma pubblica amministrazione – rivoluzionata ed efficiente – passa la possibilità di ottenere sul serio i fondi del Recovery, che Bruxelles conferirà in base all’attuazione dei progetti. Per questo motivo, l’amministrazione è e dovrà essere protagonista di ben 3 riforme chiave – ossia PA, semplificazioni, e giustizia – che il ministro dell’Economia Franco considera essenziali per tutto quanto ruota attorno al Recovery Plan.

Soprattutto, deve esserci rapidità nell’attuare in concreto le linee programmatiche, comprese ovviamente quelle recentemente indicate da Brunetta in Parlamento. Pratica e concreta l’agenda proposta in questi giorni dal ministro della Funzione Pubblica agli amministratori locali: essa infatti prevede le prime proposte già la prossima settimana. Sullo sfondo, c’è il decreto-legge Recovery che il Governo mira ad approvare ad aprile: tramite questo provvedimento sarà attuato nel dettaglio quanto previsto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ossia Recovery Plan italiano.

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