Bonus partita Iva: chi è nel mirino dei controlli dell’Agenzia delle Entrate

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Bonus partita Iva: chi è nel mirino dei controlli dell’Agenzia delle Entrate

Com’è noto, la tecnologia fa passi da gigante e in virtù dei sistemi che si avvalgono dell’intelligenza artificiale, l’Amministrazione finanziaria potrà compiere un gran numero di controlli per verificare ben 110mila partite Iva in un anno. La finalità è quella di scovare coloro che hanno intascato l’indennità covid, senza però averne i requisiti. Il rischio concreto è dunque quello di dover ridare indietro i soldi del bonus ottenuto dall’Inps nella prima fase della pandemia. Vediamo più nel dettaglio le novità sui controlli relativi al bonus partita Iva.

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Bonus partita Iva: chi sono i soggetti a rischio verifica?

I controlli citati saranno a tappeto: sarà l’Agenzia delle Entrate, come accennato, a svolgerli, nei confronti dei ‘furbetti’ che hanno incassato il bonus senza titolo idoneo. In verità, dette verifiche saranno rivolte non soltanto verso l’ampia platea delle Partite Iva, ma anche verso i debitori nei confronti dello Stato.

A rischio anche i politici, che nei mesi scorsi avevano intascato il beneficio o bonus partita Iva, destando lo stupore di buona parte dell’opinione pubblica. Insomma, l’Agenzia delle Entrate ha intenzione di vederci chiaro e analizzerà tutti i profili dei destinatari del bonus 600 euro, erogato a causa delle conseguenze sul piano lavorativo ed economico, prodotte da pandemia e lockdown.

In verità, i controlli andranno a colpire non soltanto chi ha ottenuto il bonus in modo ingiustificato, magari grazie a qualche gesto fraudolento o menzogna, ma anche tutti coloro che hanno ricevuto l’indennità per errore materiale dell’ente erogatore (Inps). Ma il piano, nel complesso, è piuttosto ampio, giacchè si vuole puntare l’obiettivo non soltanto sul bonus in oggetto, ma anche sugli evasori fiscali. Anzi, può dirsi che la strategia dell’Agenzia delle Entrate è scovare tutti i debiti dei cittadini nei confronti dell’Erario. O almeno provarci.

Perchè il beneficio va restituito?

In verità, non in tutti i casi sono decisivi i prossimi controlli dell’Agenzia delle Entrate. Infatti, come indica il Centro Studi Fiscali Focus, non pochi beneficiari del bonus partita Iva hanno già ricevuto la notifica di una lettera che chiedeva di restituire tutta l’indennità INPS. In essa vi si trova infatti scritto che:

Gentile signore/signora, a seguito di verifiche è emerso che lei ha ricevuto, per il periodo 01/03/2020 al 30/04/2020 un pagamento non dovuto sulla prestazione indennità per emergenza Covid-19 per un importo complessivo di 1.200 euro, per la seguente motivazione: è stata percepita l’indennità una tantum per emergenza Covid, di cui all’articolo 28 del decreto-legge 17 marzo 2020 nr. 18, non spettante”.

Di seguito, veniva richiesta la restituzione dell’intera somma incassata come bonus partita Iva, senza averne i requisiti indicati dalla legge. Ebbene, ci si potrebbe domandare chi, in concreto, deve ridare indietro i 600 euro. Con tutta certezza, detto obbligo riguarderà tutti quelli che hanno incassato il beneficio senza i seguenti requisiti:

In mancanza di ciò, lo Stato è senza dubbio legittimato a chiedere indietro quanto versato senza valida giustificazione.

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Le modalità di svolgimento dei controlli

Come sopra accennato, l’Amministrazione finanziaria procederà a ottenere indietro il denaro, versato per sbaglio dall’ente erogatore oppure assegnato a chi ha mentito sui requisiti e lo ha incassato indebitamente.

I controlli, collegati al bonus Partita Iva e anche agli evasori fiscali, si avvarranno delle più moderne tecnologie informatiche e si protrarranno per ben 3 anni. Come spiegato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, il meccanismo comporta “un importante potenziamento delle attività di contrasto ai fenomeni di evasione ed elusione fiscale”. Saranno usate infatti “tecniche innovative di network analysis, di machine learning e di data visualization, al fine di realizzare un nuovo sistema di supporto ai processi di individuazione dei soggetti ad alto rischio di evasione”.

Obiettivo primario dei controlli è infatti recuperare fino a 40 miliardi di euro mancanti nelle casse dello Stato.

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