Sentenza Ruby, i legali del Cav ricorrono in appello

berlusconi indagato per corruzione in atti giudiziari

Sentenza Ruby, i legali del Cav ricorrono in appello: “Merita le attenuanti perché Presidente del Consiglio”

Il collaudato sistema prostitutivo di Arcore”, come lo chiamavano i giudici nella motivazione della sentenza, è in realtà una farsa. Questo, il succo delle oltre 400 pagine che gli avvocati del Cavaliere hanno depositato il 2 gennaio scorso presentando così ricorso in appello contro la condanna di Silvio Berlusconi in primo grado a sette anni per concussione e prostituzione minorile. “Nessuna prova di atti sessuali a pagamento tra l’imputato e la persona offesa è stata raggiunta” scrivono gli avvocati mentre nella motivazione della sentenza si leggeva che dopo il bunga bunga “faceva poi seguito la notte ad Arcore con il presidente del Consiglio, in promiscuità sessuale, ma soltanto per alcune giovani scelte personalmente dal padrone di casa tra le sue ospiti femminili. Certo è che, tra queste, egli scelse El Mahroug Karima in almeno due occasioni”.

Ghedini e Longo escludono categoricamente anche che Ruby “sia stata destinataria di ingenti somme di denaro, salve quelle accertate nel processo con causale di mera liberalità a titolo di aiuto economico a un soggetto in difficoltà”. Insomma, è vero che Berlusconi pagava a Ruby “l’affitto di un appartamento in via Olgettina” o le elargiva gioielli, ma solo per aiutarla economicamente. Se così fosse, invitiamo disoccupati, precari ed esodati ad andare in processione ad Arcore: si sa il Cavaliere è un uomo generoso e magari aiuta anche loro. Berlusconi, si legge nel ricorso,  ha pagato Ruby ma “non certo per ‘comprare la teste’, nemmeno con la ipotizzata ma non provata promessa di ricompensa per fare la pazza”.

Infine gli avvocati dell’ormai ex senatore scrivono, restando seri, che Berlusconi è stato vittima “del più clamoroso caso di intercettazione indiretta di un parlamentare, peraltro già presidente del Consiglio, mai avvenuto” ma soprattutto che si merita le attenuanti generiche “per il ruolo pubblico rivestito per quasi un ventennio come presidente del Consiglio in quattro governi e come personaggio politico di spicco” che è un po’ come quando il marchese del Grillo disse ai popolani “Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un cazzo!”.

 

Giacomo Salvini