Sorrentino e ‘La grande bellezza’ orgoglio italiano

Grazie Paolo. Il talento che trionfa. Orgoglio italiano. Roma e l’Italia si godono la ‘grande bellezza’ di un Oscar che torna da noi dopo quindici anni, dai tempi di Roberto Benigni in piedi sulle poltrone del Kodak Theatre. La pellicola di Paolo Sorrentino ha vinto il premio come miglior film straniero.

“In queste ore dobbiamo pensare ad altro e lo stiamo facendo. Ma il momento orgoglio italiano per Sorrentino e La grande bellezza ci sta tutto” ha twittato Matteo Renzi. “Viva Sorrentino, viva il cinema italiano!” ha scritto invece il ministro della Cultura Dario Franceschini: “Quando il nostro Paese crede nei suoi talenti e nella sua creatività, torna finalmente a vincere”.

 

Su twitter anche l’emozione del sindaco di Roma Ignazio Marino, che si è limitato a due parole: “Grazie Paolo”, aggiungendo una foto che lo ritrae insieme a Sorrentino. Sullo sfondo, i Fori Imperiali.

 

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha parlato di “splendida vittoria l’Italia”, aggiungendo che “si è giustamente colto nel film di Sorrentino il senso della grande tradizione del cinema italiano e insieme una nuova capacità di rappresentazione creativa della realtà del costume del nostro tempo. È uno splendido riconoscimento, è una splendida vittoria per l’Italia”.

Con quella statuetta in mano appena ritirata, bloccato dall’emozione, Sorrentino ha ringraziato Roma e Napoli, da dove è arrivato l’omaggio del sindaco de Magistris:  “Ringrazio Sorrentino per aver inserito tra le sue fonti d’ispirazione Maradona e Napoli. Da Napoli, la città intera vi fa immensi complimenti”. 

Quello di Sorrentino è un film sul vuoto di una generazione che si muove, parla, vive, festeggia senza coglierne più il senso.

Una generazione (la quale è stata classe dirigente e culturale) che ha fallito, che si è persa finendo per rimanere invischiata nella noia. Lo ha scritto Gad Lerner: “Evviva la Grande bellezza, evviva Sorrentino che ci ha regalato un Oscar su cui meditare: nessun compiacimento se l’Italia è diventata così”.

Nel raccontare tutto questo, la Città Eterna ha fornito a Sorrentino un palcoscenico impeccabile: una Roma decadente esaltata nella sua bellezza dalla fotografia di Luca Bigazzi. Una Roma maestosa e barocca nel suo autocelebrarsi. Ma anche intimista nell’accogliere lo smarrimento. Una Roma che era una meta da raggiungere per il giovane Servillo. Una città che ha tradito e dalla quale bisogna scappare per il maturo Verdone. Una promessa non mantenuta. Paolo Sorrentino ha vinto l’Oscar raccontando la sconfitta di una generazione ambientata in una città che è stata grande e che ora non lo è più. Oggi l’Italia si gode il trionfo. Che domani si guardi dentro.

Antonio Scafati