Per il FMI le stime di crescita globale calano, ma gli Stati Uniti vanno meglio dell’Europa

Lagarde che parla fmi

Per il FMI le stime di crescita globale calano, ma gli Stati Uniti vanno meglio dell’Europa

Il rapporto sull’economia globale nell’ambito degli annual meetings redatto dal Fondo monetario internazionale, l’istituto guidato da Cristine Lagarde, segnala una sforbiciata rispetto alle stime di crescita globali e fotografa un’Europa più in difficoltà rispetto agli Stati Uniti.

Il PIL mondiale pur registrando un’espansione del 3,3% rispetto al 2013 perde lo 0,1% rispetto alle previsioni aggiornate al 2013. Questo calo è stato segnato probabilmente da una prima metà del 2014 caratterizzata da un’inattesa debolezza; questo calo si rifletterà anche sulle previsioni di crescita per il 2015, che segnano un ribasso dello 0,2% assestandosi sul +3,8%. Da subito il rapporto sottolinea come il previsto rafforzamento della crescita nelle economie avanzate avrà un passo diverso nelle differenti regioni delle economie avanzate, e sarà più forte negli Stati Uniti, lento nella zona euro e addirittura “modesto” in Giappone; Canada e Regno Unito invece avranno una crescita “solida”.

In Eurozona è prevista una crescita inferiore dello 0,2%, pari al +1,3% e il Fondo Monetario Internazionale commenta così io ribasso: “La ripresa debole accelererà gradualmente, sostenuta dalla riduzione del peso fiscale, da politiche monetarie accomodanti e da condizioni in miglioramento nella concessione dei prestiti cpn una forte riduzione degli spread per le economie sotto stress”. Per l’Italia le stime di crescita sono previste ulteriormente al ribasso, calo dello 0,2% ed è previsto che Spagna e Grecia facciano meglio di noi.

Ma l’inattesa debolezza nel secondo trimestre” non lascia indenni nemmeno le due più grandi economie europee, Francia e Germania, che perdono lo 0,5% e lo 0,2% rispetto alle stime.

Cina e Stati Uniti invece si confermano le maggiori economie mondiali; il PIL cinese pur rallentando nel 2015 (7,1%) crescerà nel 2014 del 7,4%; gli Stati Uniti si confermano invece la prima delle economie mondiali e il Fondo Monetario Internazionale da atto della permanenza delle condizioni per una forte accelerazione della ripresa: un peso fiscale “ridotto di molto”, condizioni finanziarie “favorevoli”, una politica monetaria accomodante, , il miglioramento dei bilanci delle famiglie e un mercato immobiliare residenziale “più in salute”.

Il rapporto dell’FMI si rivolge anche alle Banche Centrali e Draghi viene chiamato in causa richiedendogli di essere pronto per nuovi interventi: “Se le prospettive di inflazione non migliorano e le aspettative sull’inflazione non dovessero aumentare, la Bce dovrebbe fare di più, incluso l’acquisto di attività sovrane”.

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