Disoccupazione: Italia e Germania, le due facce opposte dell’Europa

Il fato ha voluto che lo stesso giorno uscissero i dati sul tasso di disoccupazione di novembre sia in Italia che Germania. Quasi che il contrasto potesse essere più evidente.

Perchè in effetti quello cui assistiamo da alcuni anni, sicuramente dallo scoppio della grandi crisi alla fine del 2008, è la costante divergenza dei dati tra il nostro Paese e la Germania, tra un Paese con dati in continuo peggioramento e l’altro che tocca nuovi record positivi.

Dopo il boom economico del Dopoguerra la Germania non era mai stato il Paese più virtuoso d’Europa e a fine anni ’90 anzi sembrava il malato con disoccupazione alta, uno stato sociale che quasi disincentivava alla ricerca del lavoro. La profonda riforma di Schroeder che includeva un cambiamento nella concessione dei sussidi, la contrattazione molto decentrata, una moderazione salariale a favore della creazione di nuovi posti di lavoro, hanno mutato la situazione, in modo visibile proprio con la crisi, una crisi non sofferta dalla Germania, divenuta l’economia più competitiva d’Europa.

Dell’Italia sappiamo, vediamo di seguito come i tassi di disoccupazione dei due Paesi si sono quasi invertiti, se ancora nel 2007 la Germania aveva tassi doppi, questi si sono avvicinati molto nel 2009, rimanendo paralleli fino al 2011, per poi dopo divergere totalmente.

 

Oggi al 5% tedesco corrisponde il nostro 13,4%, dato di oggi.

Certamente nel nostro caso il dato della disoccupazione è in gran parte dovuto, ancor più che alla perdita di occupazione, alla diminuzione dei tanti inattivi, più persone entrano nel mondo del lavoro, cercandone uno, ma non trovandolo. Tuttavia è ciò che avviene anche in Germania, ma lì uno sbocco viene trovato, tanto che è il tasso più importante, quello di occupazione, che certifica una differenza strutturale.

Anche in periodi ad alta disoccupazione in Germania l’occupazione era maggiore e con la crisi la cosa si è fatta ancora più evidente, con una differenza del 18% tra i due Paesi nel 2013.

Qui vediamo l’occupazione tra i 20 e i 64 anni:

 

Quale tipo di occupazione? Un indice non solo quantitativo, ma qualitativo dello stato di un’economia è l’occupazione dei laureati. Ebbene qui si vede come dal 2005 da una sostanziale parità si è arrivati a una differenza di circa 12 punti.  Questo nonostante la quota maggiore di laureati in Germania. Quando un’economia non riesce ad assorbire neanche i relativamente pochi laureati che abbiamo nel nostro Paese vi è un difetto strutturale nel grado di valore aggiunto livello di complessità che le aziende riescono a esprimere.

Vediamo il grafico di seguito

L’unico segmenti in cui l’Italia è costantemente migliorata negli ultimi anni è l’occupazione tra gli over 55, insieme grazie alla rigidità del nostro mercato del lavoro che rende difficili i licenziamenti e le nuove leggi sulla previdenza.

Si è detto infine che fare lavorare più a lungo gli anziani è un ostacolo per i più giovani, ma questo è in contraddizione con i dati che vediamo di seguito relativi alla Germania, dove la crescita dell’occupazione tra gli over 55 è stata anche più veloce, partendo già da livelli più alti, eppure questo non ha certo impedito il miglioramento dei tassi di occupazione o disoccupazione dell’intera popolazione.